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Esce il 6 ottobre anche in Italia Water, film della regista indiana Deepa Metha cherappresenterà il Canada agli Oscar 2007. Questa volta la filmmaker, che riscuote un'antipatia viscerale da parte dei gruppi fondamentalisti indiani, ha voluto raccontare la condizione delle vedove costrette a vivere in completa penitenza negli ashram, una sorta di casa comune.

Sullo schermo la questione viene letta attraverso gli occhi di Chuya, una delle tantissime spose bambine, restata vedova quasi senza rendersene conto e costretta così a vivere reclusa per la vita. Con la sua ingenuità e la sua franchezza mette in ridicolo un modo di pensare ingiusto e arcaico.
Il film è stato oggetto di violenti attacchi da parte degli estremisti di destra indù, che hanno complicato di molto la lavorazione, tanto che  nel 2000 i set di Benares vennero attaccati da migliaia di manifestanti.

L'uscita italiana (come è avvenuto negli Usa) è patrocinata da Amnesty International. Riccardo Nuri, che rappresenta l'ong nel nostro paese, ha voluto legare il film alla campagna lanciata nel 2004 «Mai più violenza sulle donne», convinto che cinema e musica possano più di tante parole. «Non esiste solo la violenza dello stato o della polizia ma anche quella diffusissima mossa da familiari e conoscenti» ha sottolineato Nuri, elencando una serie di dati impressionanti. «Nel mondo ci sono ancora 80 milioni di spose bambine, costrette dalle famiglie ad accettare il percorso sentimentale, umano, sessuale di una vita intera». Ma non è solo questione di arretratezza: nella civile Francia «ogni 4 giorni una donna viene uccisa dal partner».

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