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La percezione della sicurezza al femminile è in calo, mentre anche i dati sembrano non dare particolari certezze. rima di tutto per le donne straniere, vittime nel 61% dei casi di stupro spesso clandestine che hanno paura a denunciare.
I loro carnefici sono quasi sempre ovagabondi senza volto né documenti o i datori di lavoro che approfittano della fragilità e solitudine di
ragazze arrivate a Milano per non fare la fame. Poi, ci sono gli
indifferenti che anche se sentono chiedere aiuto non intervengono;
succede anche questo nella capitale d'affari che al calar della notte o
d'estate o nei week-end chiude bottega quasi scattasse il coprifuoco.
Secondo i dati SVS (422 vittime, donne e bambini, di violenza e
maltrattamenti seguiti tra gennaio 2005 e agosto 2006) le violenze
sessuali sono aumentate da 126 casi nel 2004 a 171 nei primi 8 mesi di
quest'anno, di questi 51 sono donne stuprate per strada da sconosciuti.
Una minoranza, rispetto all'immenso e antico problema delle violenze
fatte da familiari o conoscenti, ma non certo da sottovalutare.
Anche
perché persino tra le vittime assistite dal centro della Mangiagalli
sono poche (17) quelle che hanno deciso di fare denunce. Paura, sensi
di colpa, rimozione, sfiducia nelle istituzioni che non le hanno
abbastanza protette. Insomma, i «tranquillizzanti» dati ufficiali sul
fenomeno sono solo la punta dell'iceberg, ormai anche al Viminale
dovrebbero saperlo.
E ancora. Secondo i dati SVS a Milano i
luoghi più a rischio di stupro sono davanti al portone, nel cortile, o
nella stessa casa della vittima (solo in 4 casi l'aggressore ha
incontrato la vittima in una discoteca o in un bar); l'orario di
pericolo è tra le 20 e le 8 di mattina
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