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Quale miglior barometro di una bella gita sul sito di La Padania per vedere che atmosfera si è creata rispetto al presunto allarme extracomunitari nel nostro Paese?

L'occasione è data dal silenzio delle associazioni femministe rispetto ai numerosi casi di cronaca che riportano di violenze effettuate da stranieri verso donne, meglio se italiane. Meglio perchè fa audience, e futuri voti. Si sa, sulla sicurezza sono tutti d'accordo, e s e si agita lo spauracchio dell'invasione culturale è più facile riportare tutte le pecore nell'ovile.

Le associazioni femministe invece sanno benissimo, e lo vanno ripetendo inascoltate da anni, che eliminare questi casi sarebbe già qualcosa, certo, ma che il vero orco, il mostro pericoloso dal quale bisogna fuggire ha nel 90% dei casi il volto del padre, dello zio o di un qualunque parente stretto di fervida religione cattolica e col fiammante passaporto italiano. E la cronaca dice anche che questi campioni della razza italica sono quasi sempre impuniti dalla legge, perché possono pagarsi bravi avvocati e perché, cosa più grave, quando l'assaltatore è di razza nostrana, la solidarietà popolare passa a lui.

Non ho ancora sentito nessuno che chiedeva come era vestita una vittima di uno stupro "multietnico", mkentre è routine negli stupri nostrani. Nessuno crederà ai due marocchini che dichiarano che "loro ci stavano", mentre per gli italici maniaci una minigonna potrebbe anche essere intesa come un via libera. Si sa, d'altronde, la donna dice no ma vuol dire si.

La Padania dichiara che "La questione del silenzio delle associazioni femministe turba e non poco davanti agli ultimi violenti episodi che le cronache hanno portato alla ribalta. Si è scelto di non far rumore quando sotto i riflettori finiscono clandestini stupratori. Nel nome dell’integrazione. Di un perbenismo dilagante che fa male a tutti. Donne in testa. Perchè il rischio è solo quello di integrarci alla loro concezione della donna. Fino al pericolo di assuefarci ad una spirale di violenza incivile e senza fine."

Mentre il problema è proprio all'opposto: bisognerebbe cominciare a pensare che per ogni caso portato all'attenzione dei media ce ne sono 9 compiuti da normali padri di famiglia che non giungono all'onore della cronaca. E che quelle vittime soffrono, se possibile, anche il trauma di una famiglia spezzata, il senso del rifiuto e della violenza che penetrano in quella che avrebbe dovuto essere l'isola felice, protetta della loro vita. 

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