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SARA: prevedere gli uxoricidi PDF Stampa E-mail
Se il numero delle donne che subiscono violenza all’interno delle mura domestiche rimane avvolto nell’incertezza, le cifre si fanno inesorabilmente più chiare e precise quando si parla di casi in cui l’escalation dei maltrattamenti sfocia nell’omicidio.

Inoltre questo cionsente di analizzare i dati, ed incrociarli, allo scopo di avere dei dati in grado di fornirci informazioni aggiuntive per la prevenzione.

Uno dei metodi più accreditati tra i ricercatori è il Sara (Spousal assault risk assessment) messo a punto in Canada e incentrato sull’individuazione di dieci fattori di rischio relativi alle caratteristiche del reo, della vittima, della relazione interpersonale esistente e del contesto sociale (vedi box). Di certo questi metodi, pur essendo un utile strumento per investigatori e magistrati, non vogliono e non possono essere sostitutivi delle indagini. “Un altro vuoto da colmare – continua la criminologa – riguarda l’assenza di specifiche normative capaci di contrastare la diffusione dello stalking (sindrome del molestatore assillante) un tipo di reato configurato per la prima volta agli inizi degli anni ’90 in California, e successivamente introdotto in Canada, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Germania e Svezia, e basato sul concetto di instaurazione di un persistente stato di paura nella vittima. Anche se con l’apertura del primo sportello antistalking a Cagliari, gestito dall’Associazione progetto donna ceteris, si sta cercando di dare risposte concrete alle donne che subiscono questo tipo di angherie”.
Nonostante i ritardi, qualcosa dunque sta cambiando anche in Italia grazie all’art. 11 della Decisione quadro del Consiglio dell’Unione europea del 15 marzo 2001 che impone ai Paesi membri la presenza, nei passaggi processuali con le vittime di violenza, di personale in possesso di una specifica professionalità. “Grazie al Progetto Dafne finanziato dall’Ue e portato avanti dall’associazione Differenza donna – conferma Chiara Giacomantonio, direttore della Sezione minori della Direzione centrale anticrimine della Polizia di Stato – abbiamo potuto organizzare dei corsi di formazione professionale riservati al personale delle Sezioni minori delle Squadre mobili e delle Divisioni anticrimine. In tutto sono stati circa 250 gli operatori, provenienti da 75 questure, che hanno avuto la possibilità di prendere contatto con il metodo Sara. In pratica – prosegue il direttore – si è lavorato sull’uso di uno specifico formulario da sottoporre alle donne che denunciano episodi di violenza e sull’esame delle relative risposte. Sono certa che tutti i partecipanti ai corsi avranno imparato qualcosa di importante per il nostro lavoro: sapere ascoltare e comprendere la sofferenza delle donne”. 

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