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Vi siete mai chieste perchè l'ultimo ritrovato della scienza farmaceutica su di voi proprio non vuole saperne di funzionare? Per semplicità e per una questione di costi pare che i beta tester dei medicinali siano soltanto uomini. Si impone una seria meditazione sulla nostra ostinazione ad assumere pillole, polveri e pasticche in "quei giorni", visto che di sicuro è difficile effettuare una sperimentazione di questo tipo di effetti se si hanno a disposizione solo tester maschi.
Oltre a generare effetti paradossali di questo tipo, l’esclusione delle donne dalla sperimentazione clinica dei farmaci e
dalle ricerche mediche mette a serio rischio la salute di milioni di
pazienti. La partecipazione agli studi farmacologici
delle donne in età fertile è ostacolata da diversi fattori, relativi
sia alla sicurezza del paziente sia all’efficacia della sperimentazione
come, per esempio, i potenziali rischi per il feto nell’eventualità di
una gravidanza in corso, le possibili interferenze della
sperimentazione legate allo stato ormonale della paziente e
all’eventuale utilizzo di contraccettivi. Ulteriore fattore, tutt’altro
che trascurabile, la minor disponibilità di fondi per lo studio delle
malattie femminili.
La denuncia viene da Anita Holdcroft, docente e ricercatrice
dell’Imperial College di Londra, che da tempo si occupa di studi di
genere in ambito medico. In un editoriale pubblicato sul numero di
gennaio del Journal of the Royal Society of Medicine. Se da un lato ciò avviene
per ragioni di sicurezza, dall'altro il fatto di non tenere conto delle
differenze di genere nella sperimentazione di un farmaco o nello studio
di una malattia comporta un enorme spreco di denaro e di tempo. Molti
farmaci, ad esempio, presentano un profilo di sicurezza e di efficacia
diverso nei due sessi e di recente è stato reso noto negli Stati Uniti
che 8 farmaci su 10 sono stati ritirati dal mercato perché nocivi alla
salute femminile.
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