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Parole in rosa PDF Stampa E-mail
Secondo la neuropsichiatra californiana Louann Brizendine, tra una donna e un uomo logorroici la differenza è più che notevole: 20 mila parole al giorno contro «sole» 7 mila.
Ma la parlantina è solo una una delle tante caratteristiche che segnano la differenza tra il cervello femminile e quello maschile.

Nell'ennesima statistica estiva ricorrono tutti i luoghi comuni delle differenze di genere, potenziate da pretese differenze biologiche che le giustificherebbero. Eccone un breve estratto:

"Se «lei» prova piacere facendo gossip o confidandosi con le amiche, tanto per fare un esempio, il chiodo fisso di «lui» sarebbe invece il sesso. Lo sostiene l'esperta americana in un intervista sul numero del settimanale «Grazia» in edicola il 23 agosto. Gli uomini penserebbero alla passione ogni 52 secondi, mentre la mente della donna evoca scene osè solo una volta al giorno.
Altre differenze: lei va in ansia per nulla, al contrario di lui che non si scompone fino alla fine. Lei capisce subito dalla faccia quando qualcosa non va, mentre lui se ne accorge solo quando vede le lacrime. Lei ricorda ogni minimo dettaglio, ma lui si dimentica perfino da quanti anni stanno insieme. E se lui si orienta anche al buio, lei fatica addirittura a trovare la strada di casa. Litigare non serve - avverte la specialista Usa - Le ragioni di queste distanze incolmabili uomo-donna sono solo una questione di neuroni."

Si sa, l'estate stimola più le chiacchiere da ombrellone che una riflessione di ampio raggio, (Vedi anche donne ed internet ) ma la frequenza con la quale si tende a pubblicare come veri e scientifici dei risultati di studi, senza indicare neanche il campione analizzato nè segmentarlo in base allìeducazione od altro, e soprattutto prendendoli come spunto per  generalizzazioni assolutizzanti è una tendenza che ben illustra il fast food del pensiero nel quale ci troviamo a vivere, e convivere.

Inutile dire che questo tipo di informazione, spacciata con tutta la credibilità della divulgazione scientifica, nascondendo i presupposti dell'indagine e saltando subito alle conclusioni, fornisce una falsa  panoramica sul problema, e le solite risposte preconfezionate. Non stupisce il fatto che i risultati non siano altro che tutti i soliti chlicheè sul maschile ed il femminile, comodamente racchiusi in una sola pagina. 

 
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