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Tra gli ultimi migranti sbarcati a Lampedusa, con somma sorpresa degli operatori che li attendevano, è arrivata anche una bambina bianca.
A spiegare il mistero della piccola, giunta sull'isola insieme a 27 nordafricani la notte tra sabato e domenica, è stata la madre: Zahra una bellissima etiope di 21 anni. «Il mio compagno, il padre di mia figlia - ha detto agli operatori chiamati a prestare ai clandestini la prima assistenza - è un funzionario Onu di origine tedesca. Ora vive in America». La giovane ha raccontato di avere conosciuto l'uomo in Eritrea. Era andata lì a lavorare come donna delle pulizie ed era stata assunta dal funzionario. «Per un certo periodo è stato il mio compagno - ha detto - Poi mi ha lasciata. Ha detto che lui, nel suo Paese, una famiglia già l'aveva e che non aveva alcuna intenzione di abbandonarla».
Da notare come in questa notizia ricorrano tutti i clichè ormai cari del nostro dare informazione, uniti ad una buona dose di ipocrito pietismo. Nonostante ci si proclami da sempre e senza ombra di dubbio non razzisti, oltre a dover sopportare le solite sparate di Calderoli e le sue facili soluzioni per il problema dell'immigrazione, nonostante il continuo riferirsi a fatti di cronaca con protagonisti extracomunitari additati all'opinione pubblica come causa di ogni male anche dove le statistiche dimostrano senza ombra di dubbio il contrario , ci si riesce a sorprendere di una piccola telenovela che racchiude tutti i topos della favola nera. Una bella ragazza assunta da un uomo, straniero, che scappa appena la situazione sfugge al suo controllo, abbandonando al loro destino madre e figlia. Niente di nuovo, allora: ci si sorprende solo per il colore della pelle della vittima innocente di tanto menefreghismo maschilista.
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