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Minacciate, vessate e infine licenziate. Succede alle donne che
decidono di avere un figlio. Il 30% delle donne che hanno
avuto un figlio, dopo un anno e mezzo dalla nascita del bambino non ha
più un´occupazione. Potrebbe sembrare un dato irrilevante
rispetto al totale dei licenziamenti che avvengono ogni anno. Invece è
costume nell´Italia del 2007, che concede ai datori di lavoro gli
strumenti per farla franca e pone alle donne una scelta: diritto al
lavoro o diritto alla maternità?
Aggirare la legge è fin troppo facile, anche nel migliore dei casi: basta aspettare l´anno di vita del bambino ed intentare un licenziamento per i più
diversi motivi. Le
collaboratrici a progetto, poi, non hanno scampo: difficile che il
contratto venga loro rinnovato. Inoltre, ben poche lavoratrici hanno il
sostegno familiare necessario ad intentare causa contro il datore di lavoro inadempiente.
Le aziende, sopratutto quelle alle
quali non si applica l´articolo 18, rischiano poco, anche se perdono la
causa. E poi le altre dipendenti in questo modo imparano la lezione. E
così, in un paese con uno dei più bassi tassi di natalità d´Europa (1,9
figli a famiglia), a parole la donna viene incitata a procreare,
ma nella realtà viene pesantemente discriminata. Con il risultato che la maternità viene sempre più vissuta come un peso, se non un vero e proprio dramma.
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