| Colte e disoccupate |
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Le disuguaglianze tra uomini e donne in
Italia risultano particolarmente accentuate non solo in termini di
reddito ma anche di partecipazione alla vita lavorativa e politica. E
sono distribuite diversamente tra le tre macroaree del nostro paese. Se
mettiamo a confronto i valori medi dell’Indice di sviluppo umano (che
comprende uomini e donne) e quelli dell’Indice di sviluppo di genere
(solo donne) vediamo che quest’ultimo risulta più basso di circa un
terzo. Unico dato veramente globale: in nessun paese al mondo le donne
vivono le stesse condizioni di benessere e partecipano alla vita
politica e sociale al pari degli uomini.
Dal punto di vista dello sviluppo umano il centro Italia rappresenta di gran lunga la zona migliore per le donne. Ai primi due posti troviamo Marche ed Emilia Romagna, al terzo il Friuli Venezia Giulia e quindi Toscana, Umbria, Abruzzo e Lazio. Questi risultati si spiegano in parte con i tassi di occupazione femminile più elevati rispetto alla media del paese, con il 43,5 per cento in Emilia Romagna, il 39,5 per cento nelle Marche e il 38 per cento in Toscana. Ma la migliore performance delle regioni dell’Italia centrale rispetto al nord è legata soprattutto agli elevati livelli di partecipazione scolastica superiore femminile. Il tasso di iscrizione all’università è infatti particolarmente elevato in queste zone, con valori tutti sopra il 40 per cento (Marche 45,7 per cento, Umbria 45,2 per cento e Toscana 44 per cento). Al contrario al nord il tasso di iscrizione universitaria risulta più basso di circa dieci punti o anche più, come in Trentino (28,2 per cento), in Piemonte (32,4 per cento) e Lombardia (33,5 per cento). Ma l'istruzione non basta: lo dimostra la realtà di alcune regioni dove l'alta partecipazione universitaria delle donne coesiste con tassi di disoccupazione femminile ben più elevati rispetto alla media nazionale. Una conferma del fatto che mentre l’uguaglianza formale rappresentata dalla partecipazione scolastica è stata raggiunta anche per le donne, quella sostanziale, cioè l’accesso al mercato del lavoro, sembra essere ancora un obiettivo lontano. |
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