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Scade oggi la data per apporre le firme ai referendum regionali per l'istituzione di un referendum che tagli i costi della politica regionale proposti da Pio Rapagnà. La proposta si compone di quattro azioni separate, ovvero Abrogazione totale della Legge Regionale sulla “Determinazione delle indennità e relativi titoli a favore dei Consiglieri regionali”; Abrogazione parziale della Legge Regionale recante “Determinazione delle indennità e relativi titoli a favore dei Consiglieri regionali”; Abrogazione totale della Legge Regionale n. 41 del 7.11.1973 dal Titolo: “Nuove norme sulla previdenza e sul fondo di solidarietà a favore dei Consiglieri della Regione Abruzzo” (cosiddetto “vitalizio” per tutti i Consiglieri cessati dal mandato, con reversibilità); Abrogazione “parziale e coordinata” della Legge Regionale recante “Nuove norme sulle nomine di competenza degli Organi di direzione politica della Regione Abruzzo” Ai Consiglieri Regionali cessati dal mandato viene corrisposto un assegno vitalizio di 3.170,75 euro lordi per 5 anni di contributi, 4.746,13 euro per 10 anni, 6.658,58 euro per 16 anni e oltre, con reversibilità e assegno di fine mandato. Per quanto riguarda invece le indennità ed i trattamenti degli “Organi di vertice” di nomina politica, della Giunta e del Consiglio, vengono calcolate in percentuale alle indennità attribuite ai stessi Consiglieri Regionali e vanno dai 6.465,84 euro dei Commissari straordinari; ai 3.172,14 euro dei Componenti dei vari Consigli di Amministrazione. Per le Aziende e Agenzie di istituzione e sotto il diretto controllo della Regione: si va dai 2.828,80 euro dei Presidenti ad un minimo di 2.024,57 euro dovuti ai Consiglieri. Tali indennità inoltre in molti casi si raddoppiano se i “nominati” svolgono una attività lavorativa non dipendente, oppure se, dopo la nomina, si collocano in aspettativa non retribuita. La legge regionale individua come soggetti autenticatori delle firme i Segretari Comunali, Cancellieri di Uffici Giudiziari, Giudici di pace e Notai, che avrebbero quindi dovuto permettere l'esercizio del diritto referendario. Ma, obietta il comitato promotore, composto dallo stesso Rapagnà e da Giovanna Forti , “Perché i soggetti della struttura del Consiglio Regionale che erano tenuti a farlo, attraverso una specifica ed efficace “informazione istituzionale”, si sono sentiti in diritto di non farlo, sebbene sollecitati?”. Rapagnà, che ha iniziato giorni fa uno sciopero della fame di protesta contro l' assenza “colpevole e volontaria” delle isitutuzioni, chiede “in assenza dei poteri istituzionali della Regione, ai cittadini abruzzesi di salvare essi stessi i referendum, se ne hanno la volontà e l'interesse, andando a firmare presso i segretari comunali entro il 20 settembre prossimo, nonostante le difficoltà ed i disagi frapposti". Inoltre, chiede anche "la decadenza del presidente del Consiglio regionale per mancato esercizio delle sue funzioni e di quelle del suo ufficio di presidenza, quale organo di garanzia e di tutela sia del Comitato promotore e sia per l'effettività negata e non favorita al diritto referendario e alla informazione dei soggetti pubblici e istituzionali cui la Legge assegna il dovere di autentica della firme”. |
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