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QUANTO COSTA ESSERE CRISTIANI? PDF Stampa E-mail
Dopo i costi della politica i costi della Chiesa. In questi giorni è possibile trovare nelle librerie un altro libro di denuncia contro gli eccessivi costi, ma non della classe politica, bensì del Clero. L’autore, Piergiorgio Odifreddi, comincia a fare i conti in tasca alla Chiesa proprio da L’Aquila iniziando da una sentenza della Corte di Cassazione dell’8 marzo 2004 cha stabilì che il centro Sacro Cuore Ferrari, che si occupa di assistenza ai bambini e agli anziani, non poteva essere esentato dal pagare l’ICI. Il centro gestito dalle suore, avendo fatto pagare rette regolari, doveva al Comune 70.000 euro di imposte. Le suore impugnarono un avviso di accertamento del Comune nel 1995. Il primo e il secondo grado di giudizio diedero ragione al Comune, ma il Governo corse ai ripari, ribaltò la sentenza, perché tale decisione avrebbe creato un precedente pericoloso per la Chiesa.  Il Governo Berlusconi allegò un provvedimento temporaneo alla finanziaria per il 2006 e il Governo Prodi approvò un provvedimento che esenta dal pagamento dell’ICI gli enti non esclusivamente commerciali. Odifreddi rivela anche che l’8 per mille versato al Vaticano raggiunge annualmente un miliardo di euro di cui, come dimostrato dalle cifre ufficiali della CEI del periodo 2003-2004, solo il 20% è destinato alla carità, il 34% va al Clero e il 46% alle esigenze di culto, ma cosa sono le esigenze di culto? A questo miliardo ricavato dall’8 per mille si aggiunge ogni anno un altro miliardo dato dallo Stato, più altri soldi provenienti dalle Regioni, Comuni e Province. Qualche esempio: nel 2004 sono stati assegnati 478 milioni di euro di stipendi agli insegnanti di religione, 44 milioni alle Università Cattoliche, 258 milioni per i finanziamenti alle scuole cattoliche, 25 milioni per la fornitura dei servizi idrici alla Città del Vaticano, 20 milioni elargiti per l’Università Campus Biomedico dell’ Opus Dei e una parte del miliardo e mezzo di finanziamenti pubblici alla Sanità gestita da istituzioni cattoliche. Ogni anno la cifra si aggira intorno ai tre miliardi di euro a cui vanno aggiunte le esenzioni fiscali alla Chiesa, quindi mancate entrate per lo Stato, valutate sei miliardi di euro. Gli enti clericali posseggono 90.000 immobili, esenti dall’ICI, perché definiti non commerciali, pari ad un valore di 30 miliardi di euro. Le esenzioni di cui gode la Chiesa riguardano le imposte sui terreni, sui fabbricati, sulle compravendite, sul valore aggiunto (IVA), sul reddito delle persone giuridiche. Insomma nove miliardi di euro pari al 45% della finanziaria 2006. Secondo Odifreddi “senza la Chiesa, o almeno senza i suoi privilegi economici, lo Stato potrebbe praticamente dimezzare le tasse a tutti i cittadini”

Federico Zia

 
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