| La doppia Complessità |
|
|
|
|
L'attuale modo di vivere e gestire rapporti ha raggiunto un livello di complessità estremo: questo si riflette sia sulle persone, ponendo sfide personali, sia sulle società intese in senso lato come sistemi di aggregazione di persone diverse in vista di uno scopo od un fine comune.
Dal punto di vista personale, la sfida si caratterizza come un tentativo estremo di comprensione di quello che la società vuole, e quindi di una attuazione di strategie adatte a garantire la sopravvivenza, la soddisfazione e la realizzazione in campo sociale. Dal punto di vista della società invece vale esattamente il contrario: dovrebbe dettare le linee comuni, ma non può farlo senza tenere conto del materiale umano a disposizione, con tutto il suo bagaglio di aspettative e volizioni. L'urto di questi due elementi crea situazioni di grande complessità e genera la stragrande maggioranza dei problemi che ci troviamo costretti ad affrontare giorno dopo giorno. Un esempio è dato dall'attuale stato del mercato del lavoro: una crescente flessibilità, richiesta dalla società per meglio gestire le situazioni di rischio che derivano da un mercato globale che consente di evitare grandi crisi per mezzo della delocalizzazione e dell'erosione del cosiddetto welfare viene percepita esclusivamente come negativa dai lavoratori, che tendono a considerare il problema (stranamente..:D) esclusivamente secondo il metro del loro personale dare/avere, evidenziando così gli enormi svantaggi che ne derivano. Non è opportuno in questa sede analizzare quale dei due sistemi, alla lunga, potrà dare i migliori risultati per la collettività, in quanto la scelta tra un sistema che consenta a tutti di vivere dignitosamente , oppure uno in grado di resistere in maniera adattativa alle sfide ambientali sacrificando eventuali pedine sarebbe, oltre che un'ennesima ripetizione del vecchio scontro tra paradigma capitalista e comunista, una scelta che non terrebbe conto degli attuali sviluppi che si stanno avendo a livello pratico. Il problema si complica Il nuovo precariato, contrariamente a quanto probabilmente intendevano i legislatori, si rivela essere una minaccia alla coesione sociale proprio perchè riporta in primo piano la soggettività, la specificità di ogni essere umano, la sua unicità ed il suo contributo unico al sistema di cui fa parte. Il tentativo di smorzare la carica di tensioni e di diritti iniziata con il sindacalismo e le lotte di tipo associativo che esso ha portato avanti ha generato un nuovo orizzonte che deve essere indagato per consentire l'eliminazione di tutti gli errori e le ingiustizie sopravvissute, o in alcuni casi generate, dal precedente modo di amministrare i rapporti lavorativi tra le parti. Attualmente la bilancia sembra pendere, a parte casi di professionalità estremamente specializzate, nettamente a favore dell'industria e del capitale che essa amministra, ma in futuro le cose potrebbero assumere contorni diversi. Infatti, per quanto la gestione del potere sembra essersi avviata verso un accentramento sempre più accentuato di mezzi e risorse, l'estrema frammentazione della base sociale rischia di generare un tipo di instabilità non più proficua per il potere stesso, in quanto potrebbe creare fermenti tali da rendere necessaria una revisione del sistema in toto. Evidenze di questo si hanno osservando le recenti manifestazioni di dissenso alla cosiddetta globalizzazione, che si sono articolate sia in disordini, rimbalzate sapientemente dai media mainstream in tutto il globo, sia da una rete di associazioni e di piccole imprese intenzionate ad agire in maniera diversa da come sembrerebbe “ordinare” il mercato. Gente che ha preferito, in buona sostanza, lavorare seguendo personali valori. Cioè, detto in altra maniera, ha rivendicato la propria singolarità. Qualora questa situazione dovesse ampliarsi a tutto il tessuto sociale, cosa che l'attuale gestione dei contratti di lavoro sembra incentivare, sarebbe necessario un enorme sforzo per tenere unito il tessuto sociale, o più semplicemente il personale di un'azienda. Per una possibile soluzione E' attualmente impossibile prevedere quali saranno, sul lungo periodo, le influenze sul tessuto sociale di queste radicali trasformazioni. Nel breve periodo, quello che stiamo vivendo adesso, emergono un gran numero di contraddizioni ed una enorme tensione sociale, che se non ben amministrata potrà generare problemi. Ma il lungo periodo è ancora aperto ad ogni soluzione: questo ci obbliga a preoccuparci attivamente, fin da adesso, sia per far si che queste novità non vengano applicate in maniera esclusivamente peggiorativa, sia prepararci ad un futuro che potrebbe anche essere radicalmente diverso dalle aspettative. Questo implica una doppia sfida, orientata sia verso l'interno, tesa principalmente a chiarire a noi stessi le nostre peculiarità personali e professionali, ed ad indirizzarci quindi verso la ricerca della felicità, sia a livello sociale, sforzandoci di interpretare e gestire correttamente tutte quelle reti di relazioni che ci avvolgono, che magari finora non hanno mai attirato concretamente la nostra attenzione, in quanto considerate come banali ed immutabili elementi del nostro personale paesaggio sociale. 1) Personale Quello che serve è un diverso modo di interpretare noi stessi, non esclusivamente in funzione del nostro ruolo, ma semplicemente in quanto persone. Non esistono più ideologie o fedi così forti da evitarci la fatica di definire personalmente quali siano i nostri valori, i nostri desideri ed il nostro concetto di felicità. E non ci sono più neanche percorsi professionali obbligati, il che implica, oltre alla scomparsa del caro posto fisso, anche la fine di tutta una serie di procedure da svolgere per trovare lavoro: esempio è la nascita continua di nuove e fantasiose iniziative commerciali, soprattutto nel campo della new economy. Nel complesso, si sta assistendo ad una rivoluzione del mondo del lavoro che, almeno idealmente, potrebbe portare l'uomo, e non la sua produttività, al centro del sistema. Si sta affermando sempre di più il concetto di interreciprocità tra le aziende ed i loro relativi stakeholders, non più separati in maniera così netta e definita come in passato, che delineano una mappa di influenze dai contorni sempre più sfumati ed impercettibili. L'intero tessuto sociale ed economico si trova quindi ad organizzarsi secondo reti di relazioni, rapporti ed influenze dinamici e flessibili, nelle quali diventa fondamentale l'analisi dell'impatto di una parte sull'altra ed il parere di tutti sulle azioni migliori da intraprendere, nell'ottica di una com-partecipazione alla gestione del “territorio” delimitato dalle relazioni che si vengono di volta in volta ad instaurare. In questa situazione dinamica e mutevole, rassegnarsi ad occupare ruoli marginali, o al rito del rinnovo mensile del contratto di lavoro, senza cogliere le opportunità che comunque questo nuovo stato di cose sembrerebbe aprire sarebbe semplicemente un arrendersi davanti ad una situazione non ancora perduta. La perdita di certezze, sebbene di per se rappresenta un male, contribuisce a stimolare tutto quel potenziale di innovazione, voglia di fare e di mettersi in gioco che in una situazione di equilibrio statico come quello garantito dalle precedenti legislazioni in materia lavorativa non riuscivano ad emergere. Inoltre, questo nuovo stato di cose costringe l'individuo a lavorare prima di tutto su se stesso, obbligandolo a cercare risposte non solo nel campo ristretto dell'impiego unico e monotono per tutta la vita lavorativa, ma nel più ampio gioco di equilibri e relazioni che si instaurano di volta in volta sul mercato, obbligandolo ad investire tutte le proprie energie nel miglioramento continuo delle proprie capacità lavorative e personali.
2) Sociale Coloro che si trovano ad amministrare questo cambiamento (dai legislatori fino a coloro che si trovano ad applicarle) debbono comprendere il senso profondo di quello che stanno facendo, e soprattutto riuscire a comunicare, oltre al dato di fatto negativo dell'erosione del tessuto sociale e lavorativo come era comunemente inteso fino a pochissimo tempo fa, anche le azioni positive che l'ingresso in questo regime di lavoro flessibile possono apportare ai lavoratori che vi fanno volontariamente o meno ricorso. Il bisogno di sicurezza deve venire appagato, almeno a livello informativo, per non peggiorare ulteriormente una situazione psicologica già pericolosamente sull'orlo del baratro. Sostanzialmente sere una operazione di marketing sul nuovo mercato del lavoro, sia per illustrare quali siano le nuove possibilità, sia per sgombrare il campo da coloro i quali desiderano servirsi di queste nuove forme di lavoro dipendente esclusivamente per dotarsi di manodopera a scarso costo ed a scarsa professionalità, ledendo di fatto i diritti sia personali che professionali dei lavoratori, costringendoli in un regime di ricatto continuo pena il non rinnovo del contratto di lavoro. L'optimum sarebbe considerare queste forme di collaborazione come una libera scelta da parte di ambo le parti di servirsi delle professionalità dell'altro per la propria crescita personale, economica e lavorativa: questa reciprocità implica una serie di riconoscimenti all'altro in quanto portatore di caratteristiche uniche ed insostituibili in grado di migliorare ed incrementare le capacità di sopravvivenza ed adattamento di entrambi i soggetti nel difficile mercato del lavoro odierno, e costituirebbe di fatto una buona “polizza sulla vita” per entrambi. Ultimo aggiornamento ( sabato 01 luglio 2006 )
|
| < Prec. |
|---|





