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In morte dell'orso Bernarndo PDF Stampa E-mail

La morte dell'orso Bernardo ha portato alla luce una situazione di emergenza ambientale che finora era stata relegata in un limbo di non-informazione ma che sta assumendo connotati sempre più allarmanti. In meno di due giorni sono stati infatti ritrovati tre orsi adulti morti, a cui vanno sommati i due cuccioli rinvenuti cadavere nelle settimana scorse dei quali l'Ente Parco non aveva finora data notizia. Ai quali vanno sommati ulteriormente i due lupi e una capretta (probabilmente utilizzata come esca) trovati cadavere nella stessa zona. Da constatare come purtroppo non si sia trattato di un fatto isolato: “Sempre nella Marsica l’anno scorso sono stati ritrovati più di 10 grifoni avvelenati e tanti altri animali – commenta Fulco Pratesi, Presidente onorario del WWF Italia - La perdita di un maschio, una femmina in età riproduttiva e un giovane su una popolazione di 30-50 orsi può costituire un colpo mortale alla specie.”

Questa insensata strage ha fatto scattare una vasta operazione, che ha visto impegnato un coordinamento interforze composto dal Servizio sorveglianza del Parco e Corpo forestale dello Stato. 70 agenti della task force, a bordo di 28 automezzi a trazione integrale, hanno battuto palmo a palmo i boschi tra Gioia dei Marsi, Pescasseroli e Bisegna. Lo scopo è stato principalmente di individuare eventuali altri orsi morti non dotati di radiocollare, oltre che raccogliere elementi utili alle indagini, come tracce di pneumatici, tracce organiche e mozziconi di sigarette. E' stata infatti avanzata l'ipotesi, culminata nella richiesta da parte del WWF di istituire un RIS apposito, di utilizzare tecniche investigative solitamente riservate ad altre tipologie di reati per individuare tramite test scientifici il responsabile di questa assurda mattanza. E sempre il WWF ha offerto una “taglia” di 10.000 euro.

E mentre questa vicenda porta l'Abruzzo e la provincia di L'Aquila sugli schermi televisivi di mezza Europa, facendoci rimediare una ben grama figura, si alzano da tutte le parti voci sdegnate che condannano l'ennesimo attentato al nostro patrimonio naturalistico, unico al mondo ma non per questo adeguatamente protetto da vandali e terroristi, che prima con il fuoco, ora con il veleno, distruggono la nostra ricchezza più grande ed importante. Davvero nella regione verde d'Europa basta una strage di galline per spingere alcuni ad attentare all'estinzione della specie simbolo del nostro territorio? Parrebbe proprio di si, tanto che a nulla finora son serviti controlli, anche se la gestione della situazione da parte dell'ente parco è comunque contestabile.

WWF e “Gli Amici dell’Orso Bernardo”, associazione nata proprio per risarcire i danni provocati dal goloso plantigrado, hanno indetto per il 6 ottobre a Bisegna e San Sebastiano una fiaccolata per la salvaguardia degli ultimi orsi rimasti (30? 50? Purtroppo non c'è certezza sui numeri. E l'unica certezza sembra essere quella relativa al rischio ogni giorno più alto dell'estinzione) e per chiedere innanzitutto che venga fatta giustizia per questo crimine, ma anche che vengano messe in atto misure specifiche per la salvaguardia degli orsi ancora in vita. Hanno aderito le organizzazioni: Montagna Grande, Lav Abruzzo, Lipu, Empa Marsica, Mountain Wilderness, Animalisti Italiani, Italia Nostra, CGIL Abruzzo. Tra i partiti, Sinistra Democratica, Verdi e Rifondazione Comunista.

Intanto l'assessore all'Ambiente, Franco Caramanico ha convocato per lunedi 15 ottobre un tavolo tecnico per studiare le strategie per il futuro. "Il grave episodio di cui sono rimasti vittima i tre orsi del Parco – osserva l'assessore - dimostra come lo status di conservazione della popolazione di orsi bruni sia ancora oggi particolarmente critico. Urge la necessità di intensificare e rilanciare le azioni di monitoraggio della specie e di attivare misure coordinate di prevenzione e mitigazione dei conflitti con le attività dell'uomo". All'incontro prenderanno parte rappresentanti del Ministero dell'Ambiente, dell'istituto nazionale di fauna selvatica, delle Regioni Lazio e Molise, il presidente del Pnalm, il professore Luigi Boitani dell'Università "La Sapienza" di Roma, rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato e della Provincia di L'Aquila.

 
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