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Una delle
caratteristiche della società contemporanea è la
rivoluzione dei ruoli lavorativi tra uomini e donne, fenomeno
definito dalla letteratura internazionale “superamento del sex
typing”, vale a dire il superamento della tipizzazione di genere
cui danno luogo, col tempo, settori e mestieri, per molti anni
prevalentemente maschile. Ciò che si può osservare
nella società occidentale è l’avanzamento, anche se
graduale, verso l’uguaglianza dei sessi nel lavoro. Ad esempio in
Italia l’Arma dei Carabinieri e l’Esercito hanno cominciato ad
arruolare anche le donne, le quali, inoltre, si propongono sempre più
in posizioni di maggiore e diretta responsabilità come libere
professioniste e imprenditrici, in particolare si sono inserite in
ambiti professionali di prestigio, tradizionalmente di esclusiva
competenza degli uomini. Il superamento del sex typing tradizionale è
agevolato da una domanda di lavoro maggiormente flessibile che
corrisponde meglio alle esigenze del mondo femminile e da un modo di
lavorare che richiede, nella maggior parte dei casi, meno forza
muscolare e più competenze relazionali, più attenzione,
maggiore senso di responsabilità, maggiore precisione e
pazienza, cioè stereotipi professionali femminili.
Renato
Fontana in “Il lavoro di genere. Le donne tra vecchia e nuova
economia” scrive “La popolazione femminile è più
adatta a fronteggiare le trasformazioni del lavoro, poiché i
processi di frammentazione e flessibilità si coniugano meglio
con percorsi di vita più movimentati e meno stabili. In questo
periodo storico nei settori di espansione dell’economia crescono le
attività che sono appannaggio delle donne, ma soprattutto le
donne invadono campi di competenza che finora erano di esclusiva
pertinenza degli uomini. Il sex typing varia a seconda dell’epoca e
dell’area territoriale di riferimento assegnando il genere
dominante a questa o a quella occupazione in relazione agli equilibri
culturali e politici che si determinano di volta in volta tra gli
uomini e le donne. La distribuzione dei lavori in una società
riguarda molto di più la cultura che la natura o la biologia
dell’uno e dell’altro sesso”. Quindi il fenomeno del sex
typing, cioè l’attribuzione di lavori da uomini e lavori da
donna, conseguenza della divisione sessuale del lavoro, assume dei
confini confusi, meno limpidi. In Italia, gli strumenti che hanno
permesso alle donne una maggiore partecipazione al mercato del lavoro
e il superamento del sex typing tradizionale sono state le forme di
lavoro flessibili e il part-time perché maggiormente in
sintonia con i loro impegni e ritmi di vita tradizionali. A parte gli
effetti positivi prodotti da tali strumenti occorre considerare un
dato empirico altrettanto importante, negli ultimi anni il tasso di
femminilizzazione è cresciuto dal 44,8% al 50,1% e gli
incrementi maggiori si sono avuti in quei comparti in cui la quota
dei dipendenti di genere femminile era molto limitata, con una netta
prevalenza maschile, e precisamente nella Magistratura, nella
carriera prefettizia, nei Ministeri, nella carriera diplomatica,
nelle Regioni, Enti Locali e nella Sanità. A livello nazionale
è aumentata la percentuale di donne che ricoprono posizioni
dirigenziali, in precedenza affidate in maniera quasi esclusiva agli
uomini. Tale incremento è dovuto anche ad una maggiore
acquisizione di titoli di studio altamente qualificati da parte delle
donne. Sempre con riferimento al caso nazionale, due anni fa ben
100mila imprese espressero delle preferenze per assunzioni femminili,
rispetto alle assunzioni maschili, soprattutto negli studi
professionali, nell’industria tessile e nei servizi, cioè in
quei settori dove sono richieste le tipiche caratteristiche
professionali femminili, come appunto una maggiore disponibilità
all’ascolto e ai rapporti interpersonali, pazienza, attenzione e
precisione. Il dato più importante è che sono state
registrate anche preferenze per le assunzioni femminili in quei
settori tipicamente maschili come l’industria meccanica e dei mezzi
di trasporto, le costruzioni, la produzione e distribuzione di gas,
acqua ed elettricità, l’industria estrattiva, quest’ultima
maschile per antonomasia, trasporti e attività di recapito
postale, nonché nel settore informatico e delle
telecomunicazioni, nella produzione di macchine elettriche ed
elettroniche, nel settore creditizio, delle assicurazioni e della
finanza. A livello nazionale è in atto quella fase di
superamento del sex typing tradizionale che sta coinvolgendo l’intero
Occidente modernizzato, e ovviamente il fenomeno della rivoluzione
dei ruoli lavorativi coinvolge anche il contesto abruzzese. Secondo
una rilevazione Istat nella regione è cresciuta l’occupazione
femminile in tutti i settori economici. I maggiori incrementi hanno
riguardato l’intermediazione monetaria e finanziaria, la ricerca,
l’informatica e le attività immobiliari. Altri aumenti hanno
riguardato la sanità, i servizi pubblici e sociali,
l’istruzione, il commercio, la ristorazione e l’agricoltura. Il
dato maggiormente rilevante è quello che registra un aumento
dell’occupazione femminile anche in quei settori tipicamente
maschili. E’ stato registrato un aumento dell’occupazione
femminile nella pesca, nella estrazione di minerali, nella produzione
e distribuzione di energia elettrica, gas e acqua, nelle costruzioni,
nei trasporti e comunicazioni, nella pubblica amministrazione, difesa
e assistenza sociale obbligatoria, a dimostrazione del fatto che
anche l’Abruzzo è coinvolto in quella fase storica della
“rivoluzione dei ruoli lavorativi”.
Federico Zia
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