Default Screen Resolution Wide Screen Resolution Navigation:    Home
Il Pratico Filosofico PDF Stampa E-mail

Una delle caratteristiche più evidenti della Modernità come categoria interpretativa della realtà che ci troviamo a vivere è incarnata dal concetto di velocità e praticità in ogni azione: con questo si intende la capacità di una persona, o di un'organizzazione, di rispondere immediatamente agli stimoli ed alle sfide che l'ambiente circostante propone quotidianamente. La rapidità della risposta contiene in sé la soluzione ad una molteplicità di esigenze, come per esempio battere sul tempo gli eventuali concorrenti, o comunque reagire prontamente in situazioni che, se non immediatamente affrontate, potrebbero causare una stagnazione, con relative conseguenze negative, ed il continuare a seguire strade che non sembrano portare più da nessuna parte.

Questa velocità è resa quindi necessaria dal continuo inseguimento di obiettivi ormai mobili, che mutano in tempi abbastanza rapidi, e che se non raggiunti causano arretratezza e conseguente perdita di competitività nel proprio settore di riferimento. In concreto, ogni organizzazione, e con essa ogni persona, si trova ad affrontare un numero virtualmente infinito di sfide, da risolvere con metodi sempre differenti, pena l'inefficienza dell'organizzazione stessa.

In alcuni campi questo continuo avanzamento è più veloce, mentre in altri sembrerebbe non influire ancora più di tanto, ma è lecito ipotizzare che presto tutti i settori della vita verranno sottoposti a questo processo dinamico di continua ridefinizione di scopi, obiettivi e modalità di raggiungimento.

Questo dato di fatto pone sia al singolo che alle società intese in senso lato una serie continua e forse inesauribile di nuove sfide da affrontare e risolvere per preservare, a seconda dei casi, soddisfazioni personali, professionali o posizioni sul mercato.

La velocità che assurge a metodo di valutazione dell'adattabilità e sostanzialmente del successo risulta però essere una categoria interpretativa parziale soprattutto se la si analizza alla luce degli altrettanto innovativi standard di valutazione della qualità del lavoro, che non possono essere discinti dal concetto di produttività pena il fallimento del sistema-impresa nel suo complesso.

Nel concreto, non è sufficiente svolgere una determinata mansione nel minor tempo possibile, se questo ha influenze negative sulla qualità della realizzazione della mansione stessa. Essere veloci non basta, se non si sa bene cosa si sta facendo.

Inoltre, “fare” semplicemente qualcosa non garantisce assolutamente la sopravvivenza, che ha come condizioni di base un'esatta previsione del futuro, ed una conseguente pianificazione delle azioni necessarie per realizzare la propria visione, sia essa aziendale o personale.

In un sistema in cui tutto è relazione, una corretta visione dei rapporti tra le diverse entità che compongono il rispettivo orizzonte di riferimento è una caratteristica imprescindibile per garantirsi, nell'ordine, sopravvivenza, soddisfazione personale e successo professionale.

La via più lunga

In un'ottica di lungo periodo, insomma, ci si trova a dover conciliare l'esigenza immediata e costante di rapidità di risposte all'ambiente circostante ad una altrettanto costante visione d'insieme che ci consenta di “tenere unite” le varie azioni, esperienze e risposte, consentendoci di indirizzarle verso la direzione da noi desiderata, attraverso una serie continua di micro aggiustamenti quotidiani che tengano conto delle mutevoli condizioni imposte dal mondo circostante.

E' quindi fondamentale comprendere quale sia l'esatta collocazione di quel “fare” nell'enorme rete delle relazioni tra entità diverse che oramai con i suoi infiniti rapporti governa la nostra vita, professionale e no.

Riuscire in questa difficile conciliazione tra opposti presuppone una rivoluzione mentale e concettuale che consenta l'adozione di un atteggiamento mentale totalmente diverso da quelli attualmente in uso sia presso la classe dirigente che nella cosiddetta mentalità comune.

In una situazione in perenne fermento, e prevedendo che neanche in un futuro di lungo periodo si possa più far conto su periodi di sostanziale calma (che non siano stagnazioni, che comunque al loro interno presentano dinamiche non dissimili dal progresso economico, conservandone la vitalità ma mutandone il segno da positivo a negativo) c'è bisogno di una rinnovata attitudine mentale al futuro come categoria interpretativa del presente, in un'ottica che consenta ai cambiamenti di venire interpretati come chiavi di volta del nuovo che sta nascendo, non del vecchio che crolla.

Questa funzione maieutica del futuro dal presente può essere svolta esclusivamente dalla filosofia, arte antica e poco incline alla commistione col banale quotidiano agire umano, e proprio per questo forza razionalizzante di un agire che non sia semplice agitare le acque senza comprendere le relazioni di causa ed effetto che conchiudono ogni cosa in un ecosistema ristretto nel quale tutto, prima o poi, presenta il conto da pagare. Filosofia è anche il tentativo di dare basi certe e condivisibili a quello che ci circonda, nel tentativo di costruire un sapere che, per quanto abbia degli angoli inesplorati, e per quanto sia sempre a rischio di crollare se minato alle fondamenta, abbia la forza di mettersi in perenne discussione sulla base degli input che giungono di volta in volta dagli ambienti più disparati, nella ricerca di uno status di continua perfettibilità.

E, soprattutto, filosofia significa comprendere che per andare da un punto ad un altro ci sono infinite strade, infinite possibilità da valutare in base ad infinite condizioni di partenza. Scegliere l'una o l'altra strada ha ripercussioni non solo sul tempo di percorrenza, ma anche sulla percezione dell'arrivo, che sarà totalmente differente a seconda del percorso fatto per raggiungerlo. Ebbene, per avere la forza di conciliare l'inconciliabile dissidio tra velocità e qualità, bisogna essere in grado di comprendere le varie parti che compongono il problema ed avere il coraggio di prendere la strada più lunga. Consapevolmente, effettuare scelte e prendere decisioni che abbiano alle loro spalle una solida visone di quello che era, che è e che dovrà necessariamente essere. Perché smettere di pretendere un futuro migliore è il primo gradino verso la distruzione di quelle “umane sorti, e progressive” delle quali non siamo che l'ultimo, insensato gradino, col solo compito di trasmettere alle nuove generazioni quello che abbiamo ricevuto in dono da chi ci ha preceduto.

Quadrare il cerchio

Per riuscire nella difficile impresa di sopravvivere è necessario impegnare totalmente le proprie energie sia personali che lavorative, in un processo continuo di autoformazione e di crescita tendente alla autorealizzazione. Diventa sostanzialmente obsoleta la distinzione tra capacità personali e professionali, in quanto l'individuo come lavoratore non viene più distinto dall'individuo come persona, portatore di valori e contributi unici ed insostituibili. La specificità del singolo lavoratore viene riconosciuta come un valore aziendale da coltivare e proteggere, nell'ottica di un sempre più rapido adattamento ad eventi non previsti o non prevedibili dal management dell'azienda stessa, ed in quanto portatori di quel senso pratico del fare che deriva loro dall'aver svolto determinate mansioni per un periodo più o meno lungo.

 
< Prec.   Pros. >