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Giornalismo 2.0 PDF Stampa E-mail

Uno degli indiscussi meriti del discusso VaffaDay portato avanti da Beppe Grillo esclusivamente tramite il suo blog è stato portare all'attenzione di tutti l'importanza delle nuove tecnologie per l'informazione,e, di conseguenza, per la libertà di informazione. Ad una decina di giorni dalla manifestazione ci si domanda ancora come sia stato possibile che un movimento in grado di mobilitare centinaia di migliaia di persone in tutta Italia e nel mondo sia potuto sfuggire alle redazioni di tutti i telegiornali nazionali, o quasi. Considerare che la sola Rai tre ha coperto l'evento (a questo va aggiunta la troupe di annozero, che presenterà stasera i suoi filmati).Ma fermarsi a questo grado di analisi non consente di avere un colpo d'occhio oggettivo su quello che la rete è e rappresenta a livello informativo, e quali sono le sue differenze dagli altri media che quotidianamente ci informano.


I mezzi d'informazione classici, per motivi sia tecnici che di unidirezionalità, impongono l'informazione scegliendo a monte cosa è importante ed il modo di comunicare la notizia, mentre attraverso la rete ognuno ha la possibilità di scegliere. Inoltre è molto difficile filtrare le informazioni, rendendo possibile trovare notizie censurate da altri mezzi di comunicazione. Chi è abituato ad utilizzare internet come fonte di informazione ha scoperto da tempo che non è più possibile ascoltare una sola campana, per quanto autorevole ed in prima serata, ed è abituato a confrontare varie fonti prima di decidere quale sia la versione dei fatti più probabile. In buona sostanza la chiave di volta dell'informazione su internet è la centralità assoluta dell'utente, che confrontando con infinite altre fonti “vota” con ogni click la bontà o meno dell'informazione di cui sta fruendo.


Ma questo quadro appena descritto, che potrebbe far presagire un futuro di libertà dell'informazione ed una rinascita della coscienza civile, è minato alle basi da debolezze strutturali. La principale è il cosiddetto Digital Divide, ovvero l'impossibilità di usufruire delle nuove tecnologie per mancanza di attrezzature o di conoscenze specifiche. 10 milioni di italiani non hanno tuttora accesso all'ADSL, i navigatori “fissi” si attestano intorno ad un misero 400.000 al giorno, ed anche la mancata conoscenza dell'inglese limita spesso la navigazione a siti nazionali e di grande consultazione, come portali o simili, vanificando la spinta liberatrice che la rete, con le sue infinite possibilità può offrire. Inoltre la struttura stessa dell'ADSL è minata da caratteristiche tecniche che ne rendono difficile la diffusione oltre i valori attualmente presenti, già insufficienti, e che rischia di lasciar quindi fuori buona parte dei potenziali fruitori sia di notizie che di altri servizi. Se a questo aggiungiamo le pressioni di molti, politici o industriali, per il controllo e la gestione in maniera centralizzata di ciò che su internet potrebbe dar fastidio, otterremo un quadro abbastanza accurato di quello che si sta muovendo, a livello economico ma non solo, attraverso i cavi che oramai uniscono, nel bene e nel male, l'intero pianeta. Da un lato le major vedono un decremento del loro fatturato, dall'altro i politici temono il dissenso: questo sta portando all'applicazione di leggi draconiane, quasi sempre camuffate da misure antiterrorismo o contro la pedofilia, che rischiano di trasformarsi in censura e violazioni della privacy. Disinteressandosi totalmente del nostro diritto ad avere una buona informazione, unico presupposto per una reale democrazia, che, ricordiamocelo sempre, è conoscenza, prima ancora che partecipazione

 
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