| La stanza nera |
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Il tramonto gocciolava giù lungo le foglie verde tenero e annegava sui suoi capelli rossi, come il rame incandescente che muore nelle fauci del forno per risorgere più splendente e tremulo di prima. Abbaiare lontano di cani trascinato dal vento fresco ed un po' insistente che saluta con una carezza il sole che va via lontano...
- Cinquanta e ci stai -Dammi una mano...Siamo amici, almeno dividiamo... -Non mi piace viaggiare. Odio queste porcate, lo sai -Allora perchè le vendi? -Dovrò pur campare sulle spalle di voi parassiti! Dammi i soldi e sparisci. -Vaffanculo, stronzo!Beccati 'stò cinquantino -Buon viaggio, fratello! -Fottiti
Buio, ormai è buio... Attraverso un caledoiscopio di lacrime anche la notte più nera sembra pulsare d'odio lucido e vorticoso nell'interminabile successione di luci e stelle che feriscono gli occhi e la carne.
La troverà?
...In fondo deve solo seguire i pezzi...
"Cosa può spingere un uomo a dipingere di nero la sua stanza? Cosa può spingere un uomo a dipingere il suo mondo di nero? Fermo, rimani lì sotto la luce... Voglio vederti. Ti stavo aspettando. Ti ho visto nei suoi occhi... I ricordi, il nero può cancellarli, è l'unico che può sotterrarli sotto un mare di morte, ma i ricordi morti pesano sulla coscienza come cadaveri appesi ad asciugare. Questa stanza la vedi ora? Prima era luminosa, poi i ricordi sono schizzati sui muri e la viltà di un amore mai nato ha offuscato la mia anima. Lo sapevi che il suo sangue era nero e denso? Non ha detto una parola, è scivolata lungo una soglia di dolore silenzioso finchè non è stata presa dal niente, ed io lì continuavo a guardare le sue trecce di plastica rossa, il loro splendore accecante. Risplendevano nel tramonto come una stella pronta per morire. Sai, scorre rosso nelle mie vene, e non parlo del sangue. Non ho mai desiderato più di allora di possedere una persona . Brillava come un rubino con riflessi delle perle più bianche. La sua accecante bellezza così pura mi portò ai pensieri più osceni, brividi di piacere estremo al solo vederla. Non si è neanche svegliata per salutare il sole ed è piombata nel mio tetro, egocentrico mondo infernale. Ricordo solo i suoi occhi che mi guardavano allucinati, la sua paura aveva qualcosa di eccitante, allettava ancora di più i miei sensi distorti dagli eccessi. Sentivo stridere i miei nervi l'uno contro l'altro, ed un' esplosione mi sconquassava il basso ventre. Allora ho capito perchè i cacciatori godono nell'ammazzare la preda... la PAURA... Il suo odore mi raggiungeva... I suoi vapori hanno reso ancora più densa la nebbia del mio cervello, la vedevo ansimare, urlare di solitudine violentata ma non la sentivo... Era lontana da me... Io desideravo follemente possedere la sua anima ma non riuscivo a possedere neanche il suo corpo. Paure sudore hanno annegato il desiderio fisico, la odiavo perchè mi respingeva, io le offrivo tutto e lei continuava a piangere a scalciare a sputarmi in faccia. Le sue urla andavano inconsapevolmente trasformandosi in qualcosa di più morbido, che strideva drammaricamente con le sue lacrime e con la voce arrochita dal dolore dei suoi strilli. Il suo corpo era gettato come un cavallo morto nella steppa gelida di solitudine tagliente che frantumava il suo vestito in mille schegge di sole e di riflessi. Poi il suo sangue schizzò, venne dal buio inesplorato dei meandri del suo corpo... ............... Ed era NERO...............
Ha cominciato ad invadere il mio mondo, silenziosamente... E' colato come lava, ha cancellato la luce e l'ha impastata col suo colore colloso, dolciastro...di putrefazione. E' schizzato come nera pioggia sui muri pallidi come la mia colpa, e li ha trasformati nel santuario del non ricordo... Della morte che non ricorda la purezza e la poesia di un'ora di rapimento estatico, a suo modo poetico... Io non le ho fatto del male... è lei che mi ha ucciso... un angelo...lei poteva..forse... ...MORIRE?!? La bellezza, il nero.. Perché una bellezza come la sua è un legame più forte della schiavitù Era un angelo che voleva tornare in cielo... Stavo per immolarla sull'altare della sua bellezza, ma lei mi ha guardato...non era più lei... Se n'era andata, oramai...mi aveva abbandonato... Nei suoi occhi c'era solo il riflesso freddo di mille pianeti esplosi nella pupilla intrisa di fredda lucidità animale di una vipera che sta per mordere la vittima... Assente come lo sguardo di un crocefisso dietro l'altare, come se ormai fosse dall'altro lato di uno specchio vedevo le nostre immagini sovrapposte danzar in un canto come di sirena.
Per un attimo ho avuto paura... Poi mi ha assalito un odio sconfinato mi ha avvolto nelle sue spire di sangue caldo veleno e poi giù nel nero... E poi l'ho buttata giù dal letto,l'ho presa a calci.. a pugni... E quel suo maledetto sangue continuava a scorrere ed ad annerire la mia menteIL suo sangue ha bagnato i miei ricordi del nulla ormai passatoIL suo sangue ha intriso i miei pensieri ILbuio.. ILtutto era nero...troppo nero...per troppo lungo tempo ILneroILbuio su di me come avvoltoi... Un velo di sangue mi separava dal mondo... Ho sbattuto come una falena su tutte le pareti della mia stanza, poi ho trovato la porta...ed ILbuio per le scale Scappo scappo lontano nuoto nel buio dei lampioni che sembravano oscillare in un mare di sangue come fossero tante piccole lune giallo oppio riflesse nell'obliquo sguardo di un gattosfinge
Non so quanto tempo sia passato, solo ora ho avuto il coraggio ormai postumo di tornare quì tutto è come allora Con quel sangue ho dipinto le pareti della mia vita templio ed altare eppure vittima di una bellezza superiore.. Epoi l'ho infranta come un reticolo di stelle che scoppiano in mille zampette di ragni iridescenti e riempiono di colori con la loro morte il freddo spazio vuoto... L'ho distrutta ed ho contemplato ridendo le sue -LE MIE!!!- macerie
Ed ora aspetto di morire... La sento di uscire da me a fiotti... GUARDA DOVE CAMMINI!! Appiccica?
Non scappare, non puoi lasciarti dietro il tuo destino!
Nuvole bianche nel cielo, stasera... Il sole sta cadendo dal suo trono e lancia le sue ultime fredde carezze, sulla città che vuole dormire sui suoi peccati alla ricerca di un oblio già dimenticato, sui colli baciati dalla notte e sui verdi prati baciati dal tramonto rossosangue Un angelo solca il cielo in mille scie di disperazione... Il sole scende ancora, e bacia sulle labbra il bianco corpo dalle trecce di plastica rossosangue, giù nel parco dove l'erba è sempre verde e concimata...
La finestra è aperta...Le rondini lanciano scie di grida e brusii d'ali s'intrecciano nel caldo appiccicoso di un pomeriggio assassinato da unghie affilate di noia... E' su una sedia come un giaccone ritirato dalla lavanderia,le sue braccia toccano terra,contatto mai cercato perchè sempre desiderato Gocce continuano a cadere sul muro bianco come l'alba che non vedremo mai... |
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