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Si dice, in questa parte
di mondo, che quando si alza un vento forte, indomabile, improvviso,
qualcosa sta per accadere. Il vento come Mercurio: messaggero veloce
e senza colpe.
L’ultima domenica di digiuno inizia presto, quasi all’alba.
C’é vento.
Siamo a casa, ci organizziamo un giorno tra donne... leggiamo,
ascoltiamo musica. Decidiamo per un giro al mercato. Il gran mercato
domenicale.
La festa del Ramadam alle porte trasmette all’aria una certa
elettricità. Avete presente l’aria frizzante di Natale? Quell’atmosfera
di incandescenza e velocità? Gli acquisti? Ed i preparativi per un
giorno speciale? Avete presente quando si scelgono i vestiti con cura,
con cura si decide il menù???
Bene. É questa l’atmosfera che ci accompagna in questa ultima domenica
di Ramadan. Un mese lungo e faticoso, senza mangiare nè bere, lavorando
sotto il caldo sole di ottobre.
Il mercato é vivo di gente e di storie: uomini nelle botteghe, donne
sotto gli alberi, bambini ovunque. Ognuno ha un posto, ognuno dei
compagni di mestiere. Piccole confederazioni di arti che si scambiano
chiacchiere e racconti, si aiutano con i resti e con i clienti
difficili (come noi, che tentiamo trattative buffissime per abbassare i
prezzi...)
I primi che si incontrano sotto un albero immenso sono donne ed uomini
che vendono frutta e dolci fatti in casa, più in là ancora donne,
questa volta con cesti e nat di paglia, poi di nuovo loro con frutta e
verdure. L’avenue dei sarti, quella delle boutiques di tessuti. I
fabbri ed i calzolai.
In buon ordine, distanti, i muli che verranno ricaricati presto di tutte le merci invendute. Quasi un parcheggio riservato!
Andare al mercato e non parlare una parola d’arabo, aiutandosi con i
disegni per terra tentando di capire, con chi capita, il prezzo delle
cose; raggruppando gente che tenta più volte e, ancora una, che
aggiunge parole incomprensibili a quelle già sconosciute; sperando di
trovare lo staff e ringraziandolo perché fortunosamente passa di lì.
Andare al mercato respirando odori e sapori speziati e forti. Inusuali forme e colori. Donne con il velo, uomini in bianco.
I sarti lavorano alacremente per terminare gli ultimi lavori per il
giorno di festa. Preziosi boubou, veli ricamati a motivi floreali, con
paillettes e fili colorati. I calzolai svelti cuciono le ultime paia di
scarpe. I barbieri compiti rasano gli uomini, le loro donne si stanno
preparando acconciature complicate già dai giorni precedenti.
Sono i preparativi della vigilia. Il mouezin (mi affido ancora alla
fonetica per interpretare l’arabo...) annuncerà questa sera la luna
nuova, fine delle privazioni.
Rientriamo a casa cariche di doni... Abbiamo riso e scherzato. Ora
siamo stanche e accaldate dal sole. Prepariamo da mangiare e ci sediamo
attorno al tavolo. Stiamo prendendo il caffé e stupiti ci chiediamo:
“Ma anche qui esistono i petardi???”
É festa anche nell’aria, pensiamo.
Lo pensiamo, ma i rumori che si intensificano, si muovono, si caratterizzano ci fanno intuire la vera natura dei suoni.
Raffiche di mitra e granate. Armi portate a spalla da giovani, giovanissimi uomini che fanno della lotta la loro vita.
Dieci, venti, quaranta minuti.
Spari lontani che si avvicinano, ci passano accanto. Si sentono
distintamente e senza rimbombo. Camminiamo con la testa bassa allorché
si avvicinano. Ci raggruppiamo in un’unica stanza.
In dieci minuti abbiamo tutti pronto lo zaino con i 15 chili per l’evacuazione.
Poi tutto si quieta. Improvvisi come sono arrivati tacciono gli spari.
Rumori di motori che corrono tutt’intorno la città. Grida di gioia.
Stanno festeggiando la presa di Goz Beida. Sono le 15 della vigilia, ma
per qualcuno é già festa!
Sono ribelli, ci informano. Sono al comando dell’ex ministro della
difesa ed ex ambasciatore Acheikh Ibn Oumar e dopo Goz Beida andranno
verso Am-Timam, la quinta città del paese. L’opposizione armata che
Oumar dirige ha tre anime al suo intreno: il Conseil démocratique
révolutionnaire (CDR), l'Union des forces pour le progrès et la
démocratie (UFPD) di un altro ex-ministro della difesa (questa volta
della presidenza Hissein Habré) Mahamat Nouri, ed il Front Uni pour le
hangement (Fuc). Sono sei mesi che il Fuc tenta di impadronirsi della
presidenza della repubblica tchadiana, solo la stagione delle piogge
aveva regalato un pò di calma alla popolazione, agli staff
internazionali, nonché al mal tollerato presidente Idriss Deby Itno.
Arrivano a Goz Amir alle 13, ora locale, la tengono ferma immobile fino
al calar del sole. Solo le loro grida di giubilo abitano le strade ed
il mercato della domenica. Poi la notte piano, piano vanno via.
Lasciano dietro di loro una popolazione tranquilla e ben disposta.
Il loro capo ha subito chiarito che non aveva intenzione di scagliarsi
contro gli uomini o le donne, nè contro la comunità internazionale. Ha
annunciato al mercato l’arrivo dei suoi uomini e poi ha esortato i
commercianti a pretendere il pagamento delle merci dai miliziani. Ai
suoi ordini, hanno rubato i mezzi di comunicazione che hanno trovato a
casa del sous-prefet ma hanno preferito bruciare i 400 mila franchi çfa
perchè, hanno annunciato, in nessun modo vogliono essere finanziati dal
governo cui si oppongono e di cui non riconoscono la democraticità!
Non pensate a scene epiche di sangue e lotte! Non riempite i vostri
pensieri delle immagini di terrore che accompagnano le notizie in tv!
Non fermatevi alla guerra come siamo abituati a conoscerla!
Considerate che i ribelli tchadiani sanno bene che per avere l’appoggio
della popolazione e quello della comunità occidentale non possono
permettersi di commettere imprudenze.
Sanno ancor meglio che fare “rumore” mediatico porterà loro vantaggi e
notorietà, mentre un errore, anche uno solo, specialmente alla presenza
della comunità internazionale (non c’è solo l’ong per cui lavoro ma
tutte le più importanti organizzazioni internazionali), potrebbe
impedire loro di raggiungere il potere. E loro stessi ci tengono a non
essere appaiati ai Ndjanjaweed.
Se qualcuno in questa stessa situazione vi dicesse che chez lui hanno
continuato a chiacchierare e prendere il caffè pomeridiano, gli
credereste? Lo taccereste di stupidità? Di stoicismo? O di eccessivo
supereroismo? Sareste pronti a credere che, tranne in alcuni momenti,
l’atmosfera é rimasta tranquilla? Che la popolazione, distinguendo tra
ribelli e Ndjanjaweed, ha continuato i preparativi per la festa?
Sareste pronti a fidarvi delle sue parole?
Decidete tranquillamente. Io sono qui. Da sei giorni ferma nel lavoro
per il susseguirsi degli avvisi di avvistamenti, per il moltiplicarsi
delle procedure di sicurezza, per l’accumularsi dei ritardi. Vittima
della vera strategia dei ribelli: il potere della loro presenza é
esserci senza esserci! Il territorio é nelle loro mani non perché lo
dominano, lo schiacciano, o lo difendono con la voce delle armi. Ma
perché ne bloccano le attività, semplicemente con la possibilità del
loro avvicinamento!
Potere della comunicazione!!!
E di una strategia efficace!!!
di Anna Ciuffoletti
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