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Parte II Cap III - Similitudini e differenze tra Darwin ed Einstein PDF Stampa E-mail

Capitolo III

Similitudini e differenze

tra Darwin ed Einstein


Solo un individuo libero

può fare una scoperta

A. Einstein1



Charles Darwin ed Albert Einstein sembrerebbero, a prima vista, non avere alcun punto di contatto. Naturalista uno, fisico teorico l’altro, per di più vissuti in periodi storici differenti e con vicende personali totalmente diverse. Eppure ci sono delle somiglianze e dei punti in comune che vale la pena di analizzare.


Il punto di contatto più evidente tra questi due personaggi è il fatto che pur non essendo dei filosofi hanno entrambi un loro posto ben definito nella storia della filosofia. Questo deriva principalmente dal fatto che il loro lavoro ha interessato argomenti di particolare interesse in una maniera talmente nuova e radicale da creare interesse anche laddove non vi era un pubblico di specialisti in grado di apprezzare appieno il lato tecnico del lavoro.

Con i loro studi hanno quindi aperto tutta una serie di discussioni e di approfondimenti che sono andati ben oltre il loro specifico campo d’interesse, arrivando ad invadere anche il campo della speculazione filosofica.

Nel concreto, entrambi hanno dato un nuovo posto all’uomo nel creato, ridimensionandone il ruolo: Darwin calandolo appieno nel regno animale;2 Einstein invece, ridefinendo i concetti prima assoluti di spazio e di tempo, ha reso evidente quanto è imprecisa la nostra percezione degli eventi.


La cosa interessante da notare è che in entrambi i casi le discussioni di carattere pubblico non sono quasi mai state improntate ad un reale dibattito sulla teoria, ma quasi esclusivamente sulle sue implicazioni di carattere etico e morale. Il dibattito esce dalla cerchia degli esperti per investire l’intera società civile, e va ad investire quasi esclusivamente settori inerenti la morale e l’etica: si discute non sul merito delle scoperte, ma sull’opportunità o meno di far discender l’uomo dalla scimmia, o sugli effetti dell’applicazione di una legge fisica all’industria bellica, e sull’eventuale utilizzo contro altri esseri umani. Come si può notare, gli elementi posti in discussione hanno più una valenza emotiva che scientifica in senso stretto, in quanto vanno a toccare ambiti dai quali generalmente le scienze esatte sono escluse, come la considerazione dell’unicità dell’essere umano e la sua conseguente preservazione dagli effetti di armi devastanti.


Uno dei motivi per cui il dialogo si imposta soprattutto secondo parametri morali ed etici è determinato dal fatto che entrambe le teorie, che necessitano di un bagaglio teorico alle spalle abbastanza importante, non sono facilmente rappresentabili nelle menti di chi non ha determinai prerequisiti concettuali. Il lavoro necessario per ottenere una buona rappresentazione mentale di queste teorie insomma è molto lungo ed ostico, e porta quindi a dare giudizi non sul merito ma sulle eventuali conseguenze sul piano della coscienza personale e dell'etica. Lo stesso Einstein non fu immune da questo tipo di giudizio, quando affermando che Dio non gioca a dadi dette un giudizio non sul merito scientifico della teoria dei quanti ed espresse un suo puro desiderio su come le cose avrebbero dovuto essere, mediandolo dalle sue forti convinzioni personali. Come abbiamo modo di appurare da diversi suoi scritti egli si rese perfettamente conto di questo fatto, tanto che affermò:

Della mia concezione del mondo fisico non saprei darti una giustificazione che ti appaia in qualche modo razionale. Riconosco, naturalmente, che nell'impostazione statistica (..) vi è un notevole contenuto di verità. Ma non posso credere seriamente in essa, perché la teoria che ne deriva è incompatibile col principio che la fisica debba essere la rappresentazione di una realtà nel tempo e nello spazio, senza fantomatici effetti a distanza. (..) alla fine si approderà ad una teoria nella quale le quantità messe in relazione tra loro non saranno probabilità, ma dati ragionati, come fino a poco tempo fa era ritenuto da tutti ovvio. A giustificazione di questo mio convincimento non posso però addurre nessun argomento logico, ma solo la testimonianza del mio dito mignolo, e cioè un'autorità che non può incutere il minimo rispetto fuori dell'ambito della mia mano. 3


Rivoluzioni


Altro punto di contatto è il fatto che entrambi generarono una rivoluzione scientifica. Furono quindi in grado, con le loro teorie, di mettere in discussione dalle fondamenta il sistema scientifico fino a quel momento in vigore, generando tante e tali contraddizioni da renderne necessaria una radicale revisione.

Gli elementi di rottura con la tradizione precedente risiedevano soprattutto nel fatto che essi furono in grado di inquadrare i fenomeni che osservavano in una maniera differente da come venivano invece posti dalla scienza allora ufficiale, e riuscendo poi a fornire un quadro accettabile della situazione sulla base di queste nuove precisazioni. Come fu per numerosi altri scienziati, anche Darwin ed Einstein non fecero nulla di radicalmente diverso dall’ammettere a scientificità un qualcosa che all’epoca era considerato tabù, come fu per esempio con la creazione delle specie, umana ed animali, nello stesso istante o con lo spazio ed il tempo considerati come baluardi ultimi dell’oggettività; ma da queste considerazioni derivarono tante e tali conseguenze da richiedere uno sforzo teorico suppletivo per “rimettere le cose a posto”.

Entrambe queste rivoluzioni sono ben lontane dall'ever esaurito il loro effetto: per quanto riguarda anzi la più antica delle due, quella generata da Darwin, continuano ancora ad essere presenti numerosissimi strascichi polemici e lotte senza quartiere tra fautori delle opposte fazioni.4


La rivoluzione iniziata da Darwin prende le mosse da presupposti e metodologie applicate precedentemente a scienze riferite ad entità inanimate come geologia e paleontologia, e la relativa percezione del tempo come orizzonte molto più ampio ed estremamente dilatato rispetto a quanto veniva all'epoca ammesso dalla tradizione corrente, per applicarlo alle scienze biologiche. Questo approccio diverso, tendenzialmente di tipo storico, ebbe il grande merito di calare questo particolare argomento in una precisa catena temporale, cosa che rese evidente il succedersi delle varie generazioni, e con loro rese visibili le mutazioni che esse subivano nel corso del tempo ad opera di una forza fino a quel momento sconosciuta ed insospettabile, proprio perché il metodo fino ad allora adottato non avrebbe mai potuto prevedere né la possibilità di una variazione in un qualcosa percepito come immutabile come le specie, né tantomeno avrebbe potuto rendere evidente come per la natura lo scorrere del tempo avvenisse in maniera lineare, e non seguendo un infinito ciclo di ripetizioni, sempre identiche a sé stesse, garanti dell'uniformità e delle immutabili leggi che la governano.


La rivoluzione iniziata da Einstein invece pone l'accento sulla percezione fisica, materiale del mondo che ci circonda. Anche in questo caso il tempo gioca un ruolo fondamentale nella nascita e nello sviluppo di questo nuovo orizzonte interpretativo, anche se in maniera nettamente differente. Mentre per Darwin il tempo, finalmente liberato dai limiti dettati dalla Bibbia era libero di espandersi fino ai milioni di anni ai quali ci ha oggigiorno abituati la scienza, nel caso di Einstein il tempo viene a perdere quel suo carattere di autonomia per legarsi strettamente al concetto di spazio, onde poter definire con precisione e descrivere esattamente l'universo che ci circonda.

Einstein vive in un'epoca in cui la fisica era vista come la scienza che avrebbe cambiato radicalmente il modo di vivere delle persone; in un certo senso questo desiderio collettivo si realizzò, anche se non nel modo sperato. Si credeva di poter finalmente superare tutti i limiti e di riuscire a dominare completamente la materia, a carpirne tutti i segreti ed ogni briciolo di energia. Si sognavano viaggi interstellari e la conquista dello spazio. Einstein con la sua scoperta da un lato ha fornito a tutti questi sognatori il metodo più preciso finora conosciuto per calcolare, predire ed interpretare i fenomeni che ci circondano, oltre che una nuova forma di energia pressoché inesauribile, mentre dall'altro ha contribuito ad infrangere parecchie di quelle speranze mostrando una volta per tutte gli enormi limiti insiti nel nostro modo di osservare l'universo. In altre parole, ci si ritrova al punto di saper calcolare con precisione qualunque evento, ma non se ne comprende appieno il reale funzionamento.


Tempo


In entrambi i casi è stato rivoluzionato il concetto di tempo. Darwin aveva bisogno di un tempo molto più lungo per rendere possibili i vari, lunghissimi passaggi dei quali necessita la selezione naturale, tantopiù che si rendeva necessario spiegare tramite di essa l'enorme varietà di specie esistenti oggigiorno sul nostro pianeta. Fu supportato in queste sue deduzioni soprattutto da varie considerazioni di carattere geologico, soprattutto di Lyell, suo maestro prima e suo “discepolo” in seguito, che si rese conto della scarsità del tempo fino a quel momento considerato come l'età della terra. Venne quindi operata una dilatazione del tempo a disposizione abbastanza ampia sia numericamente che dal punto di vista concettuale, in quanto questo cambio di prospettiva implicava l'ingresso in campo di un tipo di forza totalmente diversa sia come tipologia che come azione da tutte quelle fino a quel momento utilizzate per spiegare fenomeni ed eventi. La tendenza ad aumentare l'età della terra, o dell'universo, inoltre è tutt'ora una costante della scienza contemporanea, che oramai ha portato tale valore a valori a malapena concepibili da Darwin e dai suoi contemporanei; comunque dobbiamo a loro il primo spostamento indietro delle lancette del tempo che la nostra specie ha avuto a disposizione per emergere dalle nebbie del tempo.


Un'altra modificazione del concetto di tempo derivata da Darwin riguarda il concetto di estinzione5 di una specie: in un flusso ininterrotto di variazioni e modificazioni su una linea temporale pressoché infinita l'unico dato fisso è il fatto che l'estinzione è l'unica entità eterna. In ogni caso non sarà possibile tornare indietro, in quanto il tempo a disposizione di una determinata specie sarà inesorabilmente esaurito. E questo non tanto per motivi ontologici o altro, bensì per il fatto che le caratteristiche necessarie per lo sviluppo di una determinata specie sono talmente variegate e particolari che sarà sicuramente impossibile far sì che esse si ripresentano: sarebbe necessario far tornare indietro il tempo fino a riportarlo nel preciso punto dal quale quel particolare evento ha avuto luogo, in quanto sarà impossibile ricreare una seconda volta le stesse condizioni di partenza con le stesse conseguenze.


Einstein invece rivoluzionò alla radice il concetto di tempo, estromettendolo definitivamente dal rango di unità di misura assoluta ed invariabile per riportarlo nel novero delle cose che noi stessi modifichiamo osservandolo. O meglio, le nostre condizioni al momento dell'osservazione vanno a modificare spesso pesantemente il risultato che otteniamo. Per far sì che questa misurazione sia oggettiva bisogna tenere conto di tutta una serie di fattori quali velocità, posizione (cioè il sistema, inerziale o meno, nel quale si sta verificando il moto) ed il tempo stesso, e trattarli opportunamente dal punto di vista matematico, per ottenere finalmente un dato adatto ad essere compreso nella stessa maniera da tutti, finalmente privo di componenti relative al singolo osservatore.

Il tempo si trova quindi ad essere non più un valore assoluto ma un dato fortemente legato al contesto; questo causa principalmente il fatto che non sarà più possibile definire con certezza la contemporaneità di due eventi, in quanto a seconda del sistema di riferimento le cose potrebbero stare in maniere totalmente differenti, facendo sì che quello che precede in un caso segua in un altro, e viceversa.

Errore


E’ da notare che lavoro scientifico di entrambi non può essere considerato né un punto definitivo nel tentativo di comprendere ciò che ci circonda, né un ulteriore gradino percorso nell’infinita ed inesorabile scala del progresso umano. Parecchi dei contributi dati da questi due autori difatti sono stati superati da ricerche e studi più recenti, e come essi stessi ammisero più volte, in alcune occasioni fecero degli errori.

Il concetto di errore è particolarmente importante, in quanto entrambi lo consideravano un passo fondamentale verso il raffinamento della conoscenza, in un percorso che ci conduce per approssimazioni successive verso una sempre maggiore aderenza a ciò che vediamo.


La stessa selezione naturale secondo Darwin procede per “trials and errors”6, cioè va avanti in maniera lenta ed impercettibile basandosi sulle imperfezioni e sulle leggere variazioni che si presentano spontaneamente in natura.


E' da notare come entrambi gli autori, oltre a dare una certa importanza all'errore proprio dal punto di vista metodologico ed epistemologico, non ebbero mai problemi ad ammettere i loro sbagli, come viene evidenziato dalle loro parole:

..il mio errore servì di lezione e m'insegnò a non affidarmi mai, nella scienza, al principio dell'esclusione 7


(..)Anch'io qualche tempo fa ho preso un enorme granchio. Ma non bisogna disperare: solo la morte può salvarci dalle papere8

Essendo gli ambiti di applicazione totalmente differenti, è logico aspettarsi anche delle differenze nella tipologia di errori commettibili.

Per quanto riguarda Einstein si trattava per lo più di errori di calcolo o di strutturazione dello stesso, in quanto la fisica teorica necessita di enormi sforzi in questo senso, sforzi che non implicano solamente la risoluzione di equazioni o bruta potenza di calcolo, ma vanno ad intaccare anche la struttura concettuale che sottiene i calcoli stessi, facendo sì che questa non sia una banale e noiosa operazione di routine. Quando vennero introdotte le trasformate di Lorentz - Darwin - Poincarè fu proprio questo nuovo modo di calcolare che rese possibile e computabile un’operazione teorica come la possibilità di passare da un sistema di riferimento ad un altro in maniera chiara.9


In Darwin invece l’errore entra a far parte della teoria stessa, in quanto i famosi “errors” si rivelano tali solo alla prova dei fatti, lasciando campo libero ad una forza incontrollabile quale il principio di selezione che non ci consente, a priori, di stabilire con certezza quali variazioni saranno utili e quali invece si riveleranno dannose, e di conseguenza quali dei portatori di queste caratteristiche sopravviveranno e saranno in grado di lasciare una discendenza. L'errore inoltre diventa un fattore assolutamente relativo al contesto, in quanto una particolare mutazione potrà essere dannosa in un periodo e vantaggiosa in un altro, togliendoci ogni possibilità di giudizi assoluti.


Genesi delle teorie


Entrambe le teorie avevano entrambi alle spalle delle solide fondamenta scientifiche, rispettivamente nella biologia e nella fisica, due delle scienze più antiche a nostra disposizione; la loro reale forza innovativa deriva dal loro essere in grado di rianalizzarle criticamente e di essere riuscite a costruire qualcosa di nuovo a partire da ciò che ritenevano errato nei sistemi precedenti. Le teorie sono state modellate a partire da dati fisici ed esperimenti, ai quali solo successivamente è seguita una teoria organica.

Entrambe le teorie sono state inoltre sottoposte a critiche e revisioni continue, che continuano ancora oggi,10 prima di venir accettate come scientifiche da una vasta comunità di studiosi che hanno fornito contributi tutt’altro che marginali alla genesi ed alla successiva propagazione delle stesse.

Darwin aveva al suo seguito un folto gruppo di aiutanti sia nella sua stessa famiglia che nella cerchia degli amici più cari, ma riuscì ad allargare ulteriormente questa sua influenza toccando campi allora non battuti, come contadini, allevatori, esperti di bestiame, fino a diventare egli stesso una sorta di “fattore illuminato” che effettuava esperimenti su piante ed animali per trovare conferme alle sue teorie direttamente sul campo. Questo modo di procedere rappresentava una novità assoluta nel periodo vittoriano in quanto era usanza chiedere aiuto esclusivamente ai “pari grado”, e non a persone con un grande bagaglio di conoscenze ma al di fuori dalle cerchie dei sapienti. Egli seppe invece trarre enorme giovamento anche da questo tipo di contatti, come si vede chiaramente dal grande numero di lettere, alcune delle quali erano costituita da formulari ciclostilati inviati ad allevatori per ottenere informazioni più dettagliate ed ampie possibile su svariati argomenti.


Einstein faceva parte di una cerchia piuttosto numerosa di fisici teorici ed altri scienziati che fecero sentire il loro apporto sia sul piano personale che su quello teorico. Anche in questo caso, è nelle lettere che scrisse che troviamo interessanti spunti.

Nel suo caso, inoltre, l’influenza si spinse anche sul piano politico ed etico con il suo tentativo di dare alla figlia illegittima della sua scoperta, la bomba atomica, connotati più umani, intervenendo attivamente nel dibattito sulle armi nucleari e sulla creazione di un governo monidale in grado di annullarne gli effetti disastrosi.


Le differenze


Una volta analizzate le varie similitudini che accomunano queste due figure della cultura occidentale, bisogna notare come comunque presentarono un grande numero di differenze, generate sia dalla differente collocazione storica, sia per carattere che per concezioni e metodi di lavoro.

Dal punto di vista personale e caratteriale, Darwin aveva un carattere schivo e riservato, mentre invece Einstein era molto più comunicativo ed eccentrico. Queste differenze caratteriali si riflettono anche sul punto di vista politico: Darwin fu un liberale moderato, educato in una famiglia benestante vittoriana rimase sempre legato ad una concezione elitaria. Einstein invece si collocava politicamente in una posizione totalmente opposta, essendo passato attraverso il socialismo nel periodo dei suoi studi a Zurigo; successivamente mitigò le sue posizioni più estreme, ma rimase sempre tendenzialmente vicino alle posizioni dei giovani rivoluzionari che avevano avuto buona parte nella sua formazione sia scientifica che personale.

Per quanto riguarda l'approccio con la religione, Darwin sembrerebbe essere il più credente dei due, in quanto non sembrò mai contrastare apertamente con i principi della religione. In gioventù addirittura cominciò gli studi per diventare pastore, studi che vennero però bruscamente interrotti dal viagio a bordo del Beagle e della sua successiva carriera di eminente naturalista.

Una fede, anche se non certo classificabile come ortodossia (soprattutto se riportata ai rigidi canoni dell'epoca) sembra comunque essere presente in molti punti delle sue opere maggiori come per esempio quando, nelle ultime righe dell'Origine, afferma che ...possiamo guardare con una certa fiducia ad un avvenire sicuro, anch'esso di durata inconcepibile. E siccome la selezione naturale opera esclusivamente tramite e per il bene di ciascun essere, tutti gli arricchimenti corporei e psichici tenderanno a progredire verso la perfezione.11

Oppure, poche righe dopo, ..vi è qualcosa di grandioso in questa concezione della vita, con le sue molte capacità, che inizialmente fu data a poche forme o ad una sola e che, mentre il pianeta seguiva a girare secondo la legge immutabile della gravità, si è evoluta e si evolve, partendo da inizi così semplici, fino a creare forme estremamente belle e meravigliose. 12

Nei suoi scritti più personali però emerge una figura molto meno omologabile a quella del buon credente, in quanto determinate sue affermazioni lasciano intendere come neanche la religione riuscì a sottrarsi al suo riflettere.

Non è mia pretesa far luce su questi astrusi problemi. Il mistero del principio dell'Universo è insolubile per noi, e perciò, per quello che mi riguarda, mi limito a dichiararmi agnostico. 13

Einstein invece non aderì mai per fede alla comunità ebraica, tanto che in gioventù14 sembrò quasi rifiutare le sue origini, anche se ebbe comunque un forte senso di appartenenza alla sua comunità, acuito in seguito ai tragici eventi della II Guerra Mondiale. Ebbe comunque un interesse teorico molto forte sulle religioni, che considerava forze vive e vitali nella vita di ogni uomo, tanto da affermare che Tutte le religioni, le arti e le scienze sono rami dello stesso albero. Tutte questre aspirazioni sono volte alla nobilitazione della vita dell'uomo, sollevando l'individuo dalla sfera della pura esistenza fisica e conducendolo verso la libertà.15

La sua visione della religione fu comunque sempre presente, sia nelle sue famose metafore su Buon Vecchio ed i suoi dadi, ma soprattutto per una visione comunque unitaria e quasi mistica dell'universo, che non riusciva a concepire come dominato dal caos o dalla probabilità. Questa sua tendenza mistica viene fatta risalire al suo frequentare, soprattutto nel periodo in cui insegnò a Praga,16 una folta comunità di mistici ebraici impegnati nella creazione di una sorta di rinascimento giudaico: sembra essere una diretta conseguenza di questo soggiorno il passaggio dalla filosofia di Hume a quella di Spinoza, mentre, passeggiando per le antiche vie della città ebrea come nessun'altra città del mondo occidentale17 ... si maturò e prese forma la teoria della relatività generale18.


Un'altra differenza risiede nel reale impatto che le loro rispettive teorie ebbero sul tessuto sociale, quello formato perlopiù da persone con una cultura medio bassa che costituiscono generalmente la maggioranza in ogni paese. Difatti, mentre l'evoluzione della specie, essendo espressa, almeno nelle sue linee generali, in un linguaggio comprensibile da chiunque avesse un minimo di dimistichezza con la propria lingua, per comprendere Einstein è necessario essere in possesso di un buon bagaglio di conoscenze matematiche e fisiche anche per la semplice lettura. Formule e numeri fecero in un certo senso da schermo alla teoria della relatività, contribuendo a tenerla lontano dalle polemiche quotidiane, cosa che invece a Darwin non fu risparmiata. Einstein si trovò nella stessa situazione quando la popolazione mondiale si ritrovò dinnanzi alla prospettiva di uno sterminio di massa, cosa che consentì alle masse di entrare nel merito della discussione.


La cospicua differenza di carattere fece inoltre in modo che anche i loro interessi fossero totalmente differenti, anche nel caso delle reali preoccupazioni che afflissero questi due grandi uomini quando finalmente decisero di rendere pubbliche le rispettive teorie.

Difatti, le principali preoccupazioni che afflissero Darwin furono di ordine prettamente teorico, in quanto era cosciente del fatto che le sue affermazioni, per motivi non puramente scientifici, avrebbero potuto essere fraintese ed utilizzate in maniera diversa da come egli stesso le aveva concepite, cosa che puntualmente avvenne. Alla sua epoca gli sviluppi della scienza ancora non consentivano, come invece potrebbe avvenire oggi, di dare applicazioni pratiche ad una teoria di contenuto così spiccatamente biologico, e quindi le uniche interpolazioni possibili erano di tipo teorico.


Sotto questo punto di vista Einstein ebbe una eredità più difficile da portare avanti in quanto, operando sulla materia in un'epoca in cui già era possibile interagire con essa per dare seguito alle osservazioni ed alle formule ricavate, si trovò suo malgrado implicato nella nascita di un oggetto incredibilmente pericoloso per la sopravvivenza stessa del genere umano. Le sue preoccupazioni, assolutamente non prese in considerazione durante la gestazione della teoria stessa (cosa invece che Darwin aveva presente fin dalla prima formulazione della sua), erano eminentemente pratiche ed improntate soprattutto alla politica ed alla socialità intesa in senso lato, in quanto riteneva che solo una maggiore responsabilizzazione ed una forma di controllo superiore a quella data dagli stati nazionali ed alla loro brama di potere, avrebbe potuto preservare la specie umana dall'incombente rischio di estinzione che i progressi sia teorici che pratici avevano posto sulla sua testa.

1 La citazione continua così: Si può organizzare l'applicazione di una scoperta già fatta, non il progetto di una scoperta da fare. (...) Si può predisporre una sorta di organizzazione per cui agli scienziati si assicurino libertà ed adeguate condizioni di lavoro. Riuscite ad immaginarvi un'organizzazione di scienziati che faccia le stesse scoperte di Charles Darwin? Einstein, A. Pensieri, idee, opinioni pag 162

2 Darwin non fu il primo naturalista a posizionare l’uomo nel regno animale: questo merito spetta a Linneo ed alla sua tassonomia, vedi Parte I Cap 0 Metodi di rappresentazione della conoscenza. Il suo reale merito risiede nell'averlo assoggettato alle stesse leggi che regolano il mondo degli animali senza porre differenze nette tra i due.

3 Lettera del 3/3/1947 indirizzata a Born, in Einstein, A Born, M. Scienza e vita, pag 186

4 Queste strane guerre di religione sono culminate nel divieto di insegnamento della teoria dell'evoluzione in alcuni Stati facenti parte la federazione USA; anche in Italia in tempi recenti sono state avanzate ipotesi in tale senso.

5 Precedentemente il problema dell'estinzione era stato affrontato anche da Linneo, che riteneva un “buco” nel disegno divino della natura, che per la gravità dell'atto richiedeva punizioni esemplari. Questo è stato a lungo condiderato come motivo per la giustificazione della pena di morte.Vedi Parte I Cap 0 Par Metodi di rappresentazione della conoscenza.

6 Vedi Parte II CAP I Metodo: trials and errors

7 Darwin, C. Autobiografia, pag 66

8 Lettera a Born del 30/4/1922. In Einstein, A. Born, M. Scienza e vita, lettere 1916 – 1955 pag 84

9 Vi furono anche degli errori di valutazione, che non lo portarono ad ammettere la natura statistica delle leggi (“Dio non gioca a dadi”). Ma “incriminarlo” per questi errori sarebbe come voler processare nuovamente Galileo per la sua abiura, cioè non rendersi conto del bisogno di prendere in considerazione anche fattori storici e personali, come anche di convinzioni etiche e morali, che influenzano profondamente l’operato di ciascuno di noi.

10 La teoria della relatività è ancora in fase di integrazione con le altre teorie scientifiche che dominano ambiti diversi della materia, come per esempio la meccanica quantistica, nel tentativo finora non riuscito di dare fondamenti unitari alla materia. Mentre invece la teoria di Darwin, dopo essere stata ripresa e continuata da svariate correnti di pensiero, si trova ancora invischiata in giustificazioni più o meno dettate da motivazioni scientifiche sulla propria correttezza.

11 Darwin, C. L'origine delle specie, pag 428

12 Darwin, C. Op. Cit. pag 428

13 Darwin, C. Autobiografia, pag 76

14 Il disinteresse fece seguito ad una prima fase di profondo interessamento verso la cultura e la comunità ebraica, che si generò probabilmente in aperto conflitto con il padre, fiero invece di non appartenere in nessun modo alla comunità ebraica. Vedi Parte II Cap. II Par. L'ambiente culturale

15 Einstein, A. Pensieri degli anni difficili pag 85

16 Vedi Parte II Cap II Par. Il circolo di Praga

17 Tramer, Hans in Feuer, L. Einstein e la sua generazione, pag 12

18 Einstein, A. in Feuer, L. Op. Cit., pag 12

 
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