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Parte II Cap II - Einstein, la "sua" bomba atomica PDF Stampa E-mail

La “sua” bomba atomica


Quando si parla oggi di fisica moderna, il primo pensiero che sorge è quello delle armi atomiche. Ognuno afferra subito l'influenza che hanno queste armi sulla struttura politica del mondo attuale ed è disposto ad ammettere che mai prima d'ora l'influenza della fisica è stata così grande come appare oggi.1

Questo commento di Werner Heisenberg2 rende evidente lo strano clima che circondava la fisica teorica all'alba dell'era nucleare. C'erano grandi aspettative per i grandiosi risultati all'orizzonte, ma anche una buona dose di paure e di sospetti. Questi sentimenti non lasciarono immuni neanche gli algidi laboratori di ricerca, dove, anzi, le preoccupazioni erano amplificate da un senso di responsabilità personale.


Einstein fu, suo malgrado, doppiamente coinvolto nella realizzazione della bomba atomica: in primo luogo perché uno dei risultati della teoria della relatività, riguardante la cosiddetta equivalenza massa-energia,3 doveva rappresentare il punto di partenza del successivo sviluppo dell' energia nucleare; in secondo luogo perché si deve al suo intervento se il governo degli Stati Uniti d' America mise a disposizione i capitali che portarono alla costruzione della bomba di Hiroshima.


Einstein rifiutò sempre l'appellativo, comunemente affibbiatogli, di "padre dell'atomica":

La mia parte in questo campo è stata indiretta. Non ho previsto, infatti, che si potesse arrivare a produrre l'energia atomica entro il corso della mia vita. Essa diventò un fatto pratico grazie alla scoperta accidentale della reazione a catena, e questo non è un fatto che io avrei potuto prevedere. Essa fu scoperta da Otto Hahn4 a Berlino, ed egli stesso non comprese subito esattamente ciò che aveva scoperto5.


In un messaggio agli intellettuali Einstein ha scritto: Il nostro mondo è minacciato da una crisi la cui ampiezza sembra sfuggire a coloro che hanno il potere di prendere le grandi decisioni, per il bene o per il male. La potenza scatenata dell'atomo ha tutto cambiato salvo il nostro modo di pensare, e noi stiamo scivolando così verso una catastrofe senza precedenti. Perché l'umanità sopravviva, un nuovo modo di pensare è ormai indispensabile.6


Dopo la seconda guerra mondiale, Einstein cercò in tutti i modi di favorire la pace nel mondo, promuovendo una vasta campagna popolare contro la guerra e le persecuzioni razziste. Proprio una settimana prima di morire, insieme ad altri sette Nobel, compilò una dichiarazione pacifista contro le armi nucleari.

Il progetto Manhattan


Nel ristretto ambito della comunità scientifica internazionale la possibilità di arrivare alla costruzione dell'arma atomica si diffonde alla fine del 1938 quando i chimici tedeschi Otto Hahn e Fritz Strassmann ottengono la prima fissione nucleare. Einstein si sofferma sulla relazione di Hahn e capisce al volo: si tratta della conferma pratica della sua teoria, in particolare della trasformazione della massa in energia.

Nell'autunno del 1938 il mondo è in attesa di un'altra guerra mondiale. Le notizie provenienti dalla Germania nazista sono allarmanti: tutti gli scienziati di origine ebrea sono fuggiti, e nel mondo accademico gli attacchi contro la "fisica ebraica"7 sono continui. Nelle Università tedesche nominare Einstein significa essere interrogati dalla Gestapo o dalle SS e, nel migliore dei casi, perdere il posto.

In questa pesante atmosfera i fisici ebrei Leo Szilard8 e Edward Teller,9 rifugiati in America, si incontrano nell'estate del 1939 con Einstein per convincerlo a scrivere al Presidente Franklin Delano Roosvelt.10 Einstein avverte subito il pericolo e, di fronte alla possibilità che la Germania nazista arrivi a costruire la bomba atomica, nell'agosto del 1939, abbandonando le sue posizioni pacifiste, accetta di firmare la lettera che il suo vecchio amico Szilard ha preparato e discusso con lui.


L'11 ottobre 193911 al presidente Roosvelt venne consegnata una lettera firmata da Albert Einstein (e trascritta da Leo Szilard), che sollecitava gli Stati Uniti a sviluppare rapidamente un programma di armamento atomico. Il presidente accettò. La Marina assegnò alla Columbia University un primo fondo di 6.000 dollari, che diventò poi il Progetto Manhattan grazie al lavoro di Robert J. Oppenheimer12 ed Enrico Fermi.13

Il Progetto Manhattan per la realizzazione della bomba atomica viene avviato dal Presidente Roosvelt, nel 1942, in collaborazione con il governo britannico che, prima degli americani, aveva incaricato gli scienziati inglesi di studiare la possibilità della costruzione di una bomba all'uranio. Si articolò in vari laboratori di fisica delle più importanti Università: a Chicago, a Berkeley, alla Columbia. Fu successivamente deciso poi di concentrare le ricerche in un unico luogo, e furono quindi scelte tre località, vere e proprie città segrete: Oak Bridge nel Tennessee, per la separazione dell'uranio; Los Alamos, nel New Mexico, per la costruzione dell'atomica; Hanford, nello stato di Washington, per la produzione del plutonio. In seguito la parte industriale fu data per contratto a grandi compagnie come la Du-Pont, Eatsman, Union Carbide, Monsanto.


Nel corso dei sei anni tra il 1939 e il 1945, più di due miliardi di dollari furono investiti nel Manhattan Project, tre complessi di ricerca furono costruiti ex-novo, vere e proprie città-laboratorio, a Los Alamos, a Hanford, a Oak Ridge: furono impegnate circa 100.000 persone, sia nei lavori cantieristici sia nella ricerca di base. Si mette in moto una macchina produttiva e di ricerca che non ha precedenti nella realizzazione di un singolo manufatto e che trasformerà profondamente il rapporto tra militari, industria e mondo della ricerca scientifica. Con l'entrata in guerra i tempi per la realizzazione della bomba atomica subiscono una grande accelerazione, anche grazie ai grandi interessi economici che si nascondono dietro un progetto che richiedeva fondi praticamente illimitati. Il Progetto Manhattan fu senza dubbio l'impresa più costosa finanziata con denaro pubblico. Eppure i due mila milioni di dollari spesi nel corso di tre anni sfuggirono a qualsiasi controllo da parte del Congresso.


L'alba del nuovo giorno


Nel luglio del 1945 l'atomica è diventata una realtà. Alle 5,30 del 16 luglio una luce incredibile ha illuminato il deserto del New Mexico. Il “Trinity Test”, la prima esplosione atomica prodotta dall'uomo, avviene in una località a 95 chilometri da Alamogordo. Il luogo, che gli indiani chiamavano "strada della morte", dista dal laboratorio di Los Alamos più di 300 chilometri.


Una luce d'oro, di porpora, d'indaco, di viola, di verde striato di bianco. Ed una nube simile a un fungo è salita fino a 13.000 metri d'altezza. La forza d'urto dell'immane scoppio è stata calcolata uguale a quella di ventimila tonnellate di tritolo. Alcuni giornalisti ignari di quanto era accaduto riportano che ad Alamogordo un deposito di munizioni è saltato «con straordinari effetti luminosi ».

Fu come il gran finale di una possente sinfonia degli elementi: affascinante e terrificante, entusiasmante e deprimente, minacciosa, devastatrice, piena di grandi promesse e di grandi minacce... In quel momento comprendemmo l'eternità. Il tempo si fermò. Lo spazio si ridusse a una punta di spillo. Fu come se la terra si fosse aperta e il cielo si fosse squarciato. Sentimmo di essere stati prescelti per assistere alla nascita dell'universo, per essere presenti al momento della Creazione in cui il Signore disse: "Sia fatta la luce"14


Washington, 6 agosto - Il presidente Truman ha annunciato oggi che sedici ore fa aerei americani hanno sganciato sulla base giapponese di Hiroshima il più grande tipo di bombe finora usate nella guerra, la bomba atomica, più potente di ventimila tonnellate di esplosivo. Truman ha aggiunto: Con questa bomba noi abbiamo ora raggiunto una gigantesca forza di distruzione, che servirà ad aumentare la crescente potenza delle forze armate. Stiamo ora producendo bombe di questo tipo, e produrremo in seguito bombe anche più potenti.15

La Seconda Guerra Mondiale, all'ombra del fungo atomico, è finita. Truman è felice: Con questa bomba noi abbiamo ora raggiunto una gigantesca forza di distruzione, che servirà ad aumentare la crescente potenza delle forze armate. Stiamo ora producendo bombe di questo tipo, e produrremo in seguito bombe anche più potenti.16

Effetti sulla politica


Einstein considerò sempre la scienza come inscindibile dall'essere umano che la porta avanti, e come tale determinata profondamente non solo dagli orizzonti puramente scientifici o tecnici, ma anche dalle tensioni etiche proprie dell'uomo e dell'ambiente culturale che ha intorno. Questa visione profondamente etica di ogni attività umana, e quindi anche della scienza, fu una costante del pensiero di Einstein che ebbe ripercussioni soprattutto sulla sua visione politica.

Il suo nome difatti fu legato al tentativo di fondare un governo mondiale con lo scopo di evitare il ricorso alla guerra, che non avrebbe potuto essere che nucleare, per la risoluzione delle controversie. Questa preoccupazione non derivò esclusivamente della preoccupazione per le sorti dell'umanità, che sembrava pericolosamente in bilico verso l'estinzione, ma prendeva le mosse anche da un tentativo di comprensione delle radici profonde del fenomeno.17


Probabilmente le enormi potenzialità distruttive della bomba atomica non cessarono di preoccupare Einstein fino alla morte, ma sicuramente non fu l'ombra dell'olocausto nucleare l'unica causa del suo interesse per la politica. Difatti il suo interessamento, spesso anche attivo, partì dai tempi in cui frequentava l'Università a Zurigo, cosmopolita e popolata da un grandissimo numero di studenti stranieri attratti dalla libertà e dalla vivacità intellettuale di questa città: vi trovarono infatti rifugio un gran numero di esuli dai paesi dell'est Europa, soprattutto Russia, attratti da ottimi corsi e da un clima di libertà allora unico in Europa.

Tra gli illustri abitanti, a medio o lungo termine, della Zurigo a cavallo dei due secoli si annoverano Rosa Luxemburg, Lenin, Benito Mussolini. Tra il 1902 e il 1903, al tempo della stesura della prima teoria della relatività, Einstein cenava spesso con Jung e Bleuler cercando di spiegare loro i rudimenti dei suoi studi e impressionandoli profondamente. Come è noto, Zurigo fu anche l'epicentro di movimenti artistici che si diffusero in tutto il resto d'Europa: fu in un caffè di Zurigo, ad esempio, che nel 1916 Tristan Tzara inventò la parola Dada; per quanto riguarda la psicanalisi, Zurigo si distinse per un'apertura quantomeno insolita alla nuova scienza.


La città stessa era organizzata in maniera molto particolare: era difatti completamente all'avanguardia nei settori dell'assistenza sociale e nella partecipazione attiva alla politica; la ricchissima legislazione sociale comprendeva anche la protezione legale delle lavoratrici, corti d'arbitrato, colonie estive per bambini, imprese edilizie e posti letto gratuiti per i lavoratori immigrati. Anche in campo economico si assisteva ad una fitta rete di cooperazione, fatta di negozi, casse di risparmio, società di sussidi, che costituivano quello che veniva definito come il socialismo sperimentale elvetico.


La componente più attiva politicamente era formata soprattutto da studenti slavi e socialisti, in maggioranza giovani studentesse russe impossibilitate a farsi una cultura in patria che approfittavano delle leggi molto permissive della Svizzera per studiare.18

Oltre alla componente socialista, era attiva in quel periodo a Zurigo anche una vivacissima comunità ebraica capeggiata da Chaim Weizmann, futuro primo presidente dello stato di Israele. Berna venne inoltre scelta come sede per i primi tre congressi mondiali del movimento sionista, fondato da Theodor Herzl nel 1897.

Gli studenti svizzeri invece non avevano nessuna lamentela politica e sociale da fare, e guardavano ai loro rumorosi ospiti con un misto di indulgenza e noia.

Fu in questo clima che Einstein venne a contatto per le prime volte con la politica, e questo tipo di approccio gli rimase anche quando, più in avanti, si sarebbe trovato a dover affrontare ben altri tipi di problematiche.


La sua riflessione più matura si incentra soprattutto sull'importanza di sottomettere gli arroganti stati nazionali ad un potere superiore, in grado di limitarne gli eccessi e di evitare pericolose derive.

Einstein fece molto spesso dichiarazione di fiducia nella possibilità di creare una Società delle Nazioni in grado di dirimere le questioni più scottanti tra diversi stati senza bisogno di ricorrere alla guerra, che sarebbe stata molto probabilmente una guerra nucleare.

(..)credo nella capacità di sviluppo della Lega delle Nazioni e credo anche che le difficoltà spariranno dopo qualche tempo.19

Non è chiaro se in questa sua tendenza ricorrente alla ricerca di un potere più grande al quale potersi appellare sia stato influenzato più dall'incubo nucleare e dal conseguente tentativo di disinnescarlo mediante il controllo collettivo di tutto il mondo, oppure dal ricordo, sempre vivido e pressante, della tragedia subita dal suo popolo nel corso della Seconda Guerra Mondiale, e di come si sarebbe potuta evitare quella tragedia se solo vi fosse stato un potere in grado di obbligare la Germania di Hitler a rispettare i più basilari diritti umani.

Le motivazioni che lo portano a cercare una forza superiore in grado di controllare pericolose applicazioni belliche sono pratiche, in quanto si tratta di impedire la probabile distruzione dell'intero genere umano,20 e pratiche sono anche le soluzioni che lui sottopone all'opinione pubblica: E' necessario stabilire condizioni che garantiscano ai singolo stati il diritto di risolvere le controversie con gli altri stati su una base legale a livello giuridico ed internazionale. E' necessaria un'organizzazione sovranazionale, sostenuta da una forza militare posta sotto il suo esclusivo controllo, che possa impedire allo stato individuale di muovere guerra. Solo quando queste due condizioni saranno pienamente soddisfatte potremo avere qualche garanzia di non doverci dissolvere nell'atmosfera, ridotti in atomi, uno di questi giorni.21


Guerra e bomba atomica rimangono comunque i tratti distintivi delle sue dichiarazioni di stampo politico: Da quando è stata approntata la prima bomba atomica nessun tentativo è stato fatto per rendere il mondo piú sicuro dalla guerra, mentre molto è stato fatto per aumentare la capacità distruttrice della guerra stessa.22

Non mancarono inoltre forti prese di posizione contro l'altra faccia del problema, ovvero la crescente militarizzazione della società e la diminuzione dei diritti civili, diretta conseguenza dell'insicurezza che si accompagna al pericolo costante di distruzione totale. L'insicurezza generale (...) porta a sacrificare i diritti civili del cittadino al presunto bene dello stato. Appaiono inevitabili la caccia politica alle streghe, controlli di ogni sorta (per es. il controllo dell'insegnamento e della ricerca, della stampa e così via), e, per questa ragione, essi non incontrano quella resistenza popolare che, se non fosse per la mentalità militarista, costituirebbe una protezione.23


Il ruolo della scienza diviene cruciale: Noi scienziati crediamo che ciò che noi e i nostri simili faremo o non faremo entro i prossimi pochi anni determinerà il destino della nostra civiltà. Consideriamo perciò nostro dovere spiegare infaticabilmente questa verità, aiutare la gente a rendersi conto di tutto ciò che è in giuoco, e lavorare, non per mettere in pace la coscienza, ma per la comprensione e per un accordo finale fra popoli e nazioni che sono su posizioni divergenti.24

Diviene quindi necessaria una nuova figura di scienziato, e di uomo, più responsabile e preparato: la scienza non può più venire vissuta senza prendere in considerazione la sua forte, anche se non quantizzabile, inclinazione etica.

Il senso di ciò che giusto o ingiusto cresce e muore come fa un albero, e a ben poco giova qualsiasi genere di concime. Tutto ciò che il singolo può fare è dare il buon esempio e di avere il coraggio di sostenere con serietà le convinzioni etiche in una società di cinici. Da lungo tempo mi sono sforzato, con alterno successo, di comportarmi in questo senso.25

1 Heisenberg, W. Fisica e filosofia pag 39

2 Würzburg, 1901- Munich 1976

3 Rappresentata dalla celebre equazione E=mc2

4 Francoforte sul Meno 1879 - Gottinga 1968

5 Einstein, A. Pensieri, idee, opinioni Pag 162

6 Einstein, A. Pensieri, idee, opinioni, pag 131

7 Vedi anche Parte II Cap II Par. La vita

8 Budapest 1898 - La Jolla, California 1964

9 Budapest 1908 – Palo Alto, California 2003

10 Hyde Park, New York 1882 - Warm Springs, Georgia 1945. Fu il trentaduesimo presidente degli Stati Uniti (1933-1945)

11 La lettera fu affidata a Alexander Sachs, che avrebbe dovuto far pervenire la lettera al Presidente Roosvelt. Essendo nel frattempo scoppiata la seconda guerra mondiale, scatenata dall’invasione della Polonia da parte di Hitler, Sachs fu ricevuto dal Presidente solo l’11 ottobre.

12 New York 1904 - Princeton 1967

13 Roma 1901 - Chicago 1954

14 William L. Laurence, Redattore del New York Times

15 Comunicato Ansa, 6 agosto 1945, ore 20,45

Altre Ansa dell'epoca:

"Guam, 8 Agosto - Il corrispondente della Reuter da Guam riferisce le impressioni del testimone oculare del lancio della prima bomba atomica. Il colonnello Paul V. Tibbits, pilota della "superfortezza volante" che ha sganciato su Hiroshima la bomba atomica, ha dichiarato; "E' difficile credere a quello che vedemmo. Sganciammo la bomba alle 9.35 precise (ora giapponese) e ci allontanammo al più presto possibile dall'obiettivo per evitare gli effetti dell'esplosione. Si levò una tremenda colonna di fumo che fece scomparire completamente alla vista Hiroshima". Al ritorno dalla sua missione il colonnello Tibbits è stato decorato". (Comun. Ansa, 8 agosto, ore 03.30)


"Tokyo - 8 Agosto - Radio Tokyo informa che la bomba atomica ha letteralmente polverizzato tutti gli esseri viventi che si trovavano a Hiroshima. I morti e i feriti sono assolutamente irriconoscibili e le autorità non sono in grado di fornire dati circa il numero approssimativo delle vittime. La città è un immenso cumulo di rovine" (Prima pagina del Corriere Lombardo, dell'8 agosto 1945).


"Londra, 8 settembre - Riferendo le ultime cifre rese note alle autorità, la Domei ha dichiarato oggi che 254.000 persone sono rimaste vittime della bomba ad Hiroshima. 60.000 sono morte bruciate istantaneamente, 60.000 per ferite, 10.000 sono scomparse, 14.000 sono gravemente colpite e 100.000 leggermente. Soltanto 6.000 dei 250.000 abitanti della città sono rimasti incolumi. (Comun. Ansa. 8 settembre 1945, ore 18.25).


Nagasaki, 9 agosto, ore 12.00 "Guam, 9 agosto - A mezzogiorno di oggi, ora giapponese, Nagasaki è stata attaccata con una o più bombe atomiche. La notizia è stata data da uno speciale comunicato del generale Spaatz, il quale aggiunge che, secondo quanto ha riferito l'equipaggio, i risultati sono eccellenti" (Comun. Ansa, 9 agosto 1945, ore 09.45)


"Londra, 5 settembre - Il corrispondente speciale della Reuter, Peter Burchett, telegrafa che quanti sono ancora vivi senza nessuna ragione apparente, la loro salute comincia a declinare. Perdono l'appetito. I loro capelli cadono. Il loro corpo si cosparge di macchie azzurrognole. Le orecchie, il naso e la bocca cominciano a sanguinare. E poi muoiono" (Comun. Ansa, 5 settembre, ore 21,15)

16 Comunicato Ansa, 6 agosto 1945, ore 20,45

17 Questo approccio è evidente nella lettera aperta scritta a Freud, successivamente pubblicata con il titolo Perché la guerra?. In essa la tensione sempre presente verso la creazione di un governo mondiale si affianca alla considerazione delle cause in grado di poratre l'uomo verso la follia della guerra, ed i modi per tentare di evitarla. Vedi Freud, S. Einstein, A. Perché la guerra?

18 Nel 1873 il governo russo intimò agli studenti russi di abbandonare Zurigo, pena la messa fuori legge.

19 Lettera alla sig.ra Born, domenica 1/9/1919. In Einstein, A.M. Born, Scienza e vita, lettere 1916 – 1955 pag 17

20 Difendo il Governo mondiale perché sono convinto che non ci sia altra via percorribile per eliminare il più tremendo pericolo a cui l'uomo si sia mai trovato esposto Einstein, A. Pensieri, idee, opinioni pag 150

21 Einstein, A Pensieri, idee, opinioni pag 124

22 Einstein, A. Pensieri degli anni difficili Pag 163

23 Einstein, A. Pensieri degli anni difficili Pag 182

24 Einstein, A. Pensieri degli anni difficili Pag 176

25 A.Einstein, M. Born, Scienza e vita, lettere 1916 – 1955, pag 175

 
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