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Parte II Cap I - Darwin, la condivisione della cultura PDF Stampa E-mail
La condivisione della Cultura

La percezione del pubblico


Mentre Charles Darwin rimane, per gli scienziati, l’autore che per primo portò prove atte a dimostrare l’evoluzione delle specie, per il grande pubblico è esclusivamente il padre della teoria secondo la quale l’uomo discende della scimmia.

Sul piano filosofico, la portata dell’opera di Darwin è stata immensa, poiché ha costituito una vera rivoluzione nella concezione del ruolo occupato dall’uomo nell’universo, come già avvenuto con Copernico1 tre secoli prima. Il posto stesso dell’uomo sulla terra viene messo in discussione: secondo il naturalista, l’uomo è apparso sulla terra obbedendo allo stesso meccanismo delle altre specie animali, cioè discendendo da specie ancestrali, e non direttamente dalla volontà creatrice di Dio come dice la Bibbia. Inoltre fino ad allora la comunità scientifica, compreso lo stesso Darwin, considerava ogni specie come un’entità fissa ed immutabile, assolutamente non passibile di mutazioni di sorta. Il riesame di una concezione così fondamentale deriva allo stesso tempo da una riflessione che Darwin condusse nel corso della sua formazione e della sua carriera, e dai progressi delle conoscenze intervenuti, specialmente nell'analisi morfologica e comparata delle varie strutture anatomiche sia umane che animali.


Per questi ed altri motivi, la pubblicazione, nel novembre del 1859, del suo lavoro fondamentale suscitò nel mondo intero polemiche appassionate. E' da notare come Darwin non era stato il primo ad avere avanzato una teoria evoluzionista: all’inizio del XIX secolo, lo zoologo francese Jean-Baptiste Lamarck aveva proposto la sua, anche se radicalmente diversa sia per metodologie che per contenuti, ma senza riuscire né a fornire prove attendibili, né a convincere totalmente i suoi colleghi. Inoltre anche il nonno, Erasmus Darwin, aveva espresso idee di tipo evoluzionistico nella sua celebre Zoonomia. La stessa pubblicazione dell'Origine era avvenuta in concomitanza con Wallace, che indipendentemente da Darwin era giunto a conclusioni simili.

Come riportato nell'introduzione all'Origine dell'uomo, la conclusione che l'uomo ha l'origine in comune con qualche antica, infima ed estinta forma non è in nessun grado nuova. Lamarck giunse molto tempo fa a questa conclusione che è stata condivisa da molti eminenti naturalisti e filosofi.2


Darwin affrontò in modo abbastanza diretto il problema della origine della specie umana, dedicando all'argomento un intero libro, l'Origine dell'uomo, seppure, come suo costume, senza mai sbilanciarsi in giudizi troppo avventati e soprattutto dotando il testo di una ricchissima parte documentale in cui vengono descritte le sue ricerche allo scopo di avvalorare la sua tesi con il maggior numero possibile di argomentazioni.

Sull'argomento difatti afferma: Anche se si ammettesse che la differenza tra l'uomo ed i suoi più stretti affini sia così grande nella struttura corporea secondo quanto affermano alcuni naturalisti, e quantunque si debba concedere che la differenza tra loro è immensa per capacità mentale, tuttavia i fatti riportati sembrano dimostrare, nel modo più chiaro, che l'uomo è disceso da qualche forma inferiore, nonostante non si siano potuti finora scoprire gli anelli di congiunzione.3


Inoltre, per confutare l'obiezione mossa da alcuni che affermavano che le differenze di carattere intellettivo erano bastanti di per sè a giustificare la collocazione in un regno separato: Le capacità spirituali non possono essere comparate e classificate dal naturalista: ma egli può tentare di dimostrare, come appunto ho fatto io, che le facoltà mentali dell'uomo e degli animali inferiori non differiscono in genere, pur differendo moltissimo in grado. Una differenza di grado, per quanto grande, non giustifica una nostra collocazione dell'uomo in un regno distinto, come forse sarà chiarito dal confronto delle capacità mentali di due insetti, cioè la cocciniglia e la formica,4 i quali appartengono indubbiamente alla stessa classe. La differenza in questo caso è più grande di quella che esiste tra l'uomo ed i mammiferi superiori, sebbene sia di un genere alquanto diverso. 5


Ciò non poteva che suscitare fiera avversione soprattutto presso gli ambienti religiosi, tanto che la teoria fu furiosamente osteggiata dai cosiddetti creazionisti,6 ossia tutti coloro che credevano nella verità letterale delle Sacre Scritture, ed in particolare in un mondo creato ab aeterno. Ciò che imbarazzava la Comunità religiosa, ma anche l'uomo comune, era soprattutto questa inedita relazione tra l'uomo ed un animale percepito come nettamente inferiore, del quale non desideravano la parentela. Per citare le parole di Russell, I teologi videro ciò che implicava tutto questo più chiaramente dell'opinione pubblica in generale. Essi indicarono che gli uomini hanno anime immortali, che le scimmie non hanno; che Cristo è morto per salvare gli uomini e non le scimmie; che gli uomini hanno un senso, impiantato loro da Dio, del giusto e dell'ingiusto mentre le scimmie non sono guidate che dall'istinto. Se gli uomini fossero stati generati per mezzo di passi invisibili dalle scimmie, in quale momento acquistarono essi improvvisamente queste caratteristiche teologicamente importanti?7

Proprio domande di questo tenore furono quelle tenute più in considerazione nell'emettere giudizi sulla teoria, generando uno strano paradosso tra dati osservabili e conclusioni: come già successo parecchie volte nell'antichità, si pretendeva di negare conclusioni giudicate come non consone, anche in caso di prove e testimonianze dirette molto forti.

Per cogliere lo stato d'animo che vivevano coloro i quali si erano trovati in questa strana situazione culturale si cita spesso la reazione della moglie del vescovo di Manchester che, alla lettura de L’origine delle specie, avrebbe esclamato: Discendere dalla scimmia?! Speriamo che non sia vero... Ma se così è, preghiamo perché la cosa non si sappia!

Il dibattito che seguì l'uscita dell'Origine fu comunque viziato dall'assunzione polemica e non certo giustificata da quanto Darwin stesso scrisse:(L'uomo) deve la sua nascita ad una lunga catena di progenitori. Se ogni singolo anello nella catena non fosse esistito, l'uomo non sarebbe esattamente ciò che è ora.8

 

La condivisione della cultura


Come abbiamo avuto modo di osservare attraverso questa ampia panoramica su Charles Darwin, la sua opera fu frutto sia di una lunghissima fase di studi e ricerche compiute solitariamente, sia nella quiete della sua casa di Down che in viaggio attraverso luoghi completamente sconosciuti come era avvenuto grazie alla fortunata avventura del Beagle, sia attraverso la collaborazione e la condivisione delle conoscenze con i suoi contemporanei.

Il fittissimo scambio di lettere che ebbe con svariate persone, sia studiosi che no, l'abitudine ad interpellare in ogni campo gli esperti di quel settore per ottenere consigli e spiegazioni, oltre che la fitta rete di contatti personali che ebbe, nonostante le sue precarie condizioni di salute che lo tenevano ad una certa distanza dalla mondanità e frenavano i suoi rapporti con il mondo esterno, ci aiutano a tracciare il quadro di uno studioso che, nonostante le traversie fisiche che si trovò ad attraversare, visse perfettamente a suo agio il gioco degli scambi e delle collaborazioni che caratterizzano il mondo della cultura.


Il mezzo attraverso il quale espresse meglio questa disposizione all'interscambio di cultura e conoscenza furono le lettere, tanto che abbiamo a disposizione un fitto epistolario che comprende missive di ogni genere, dalle dotte dissertazioni teoriche, alla richiesta di informazioni, addirittura all'invio di questionari per raccogliere dati direttamente da contadini e fattori, fino ad arrivare alle lettere personali, in cui traspare la figura del padre e del marito, che nonostante la malattia e l'intensa attività scientifica trovava sempre il tempo per dedicarsi alla famiglia.

D'altronde, Darwin cominciò la sua carriera scientifica proprio grazie alle lettere che inviava durante il lungo viaggio attorno al mondo intrapreso a bordo del Beagle, lettere che lo fecero diventare un famoso ed apprezzato naturalista ben prima di porre nuovamente piede sul territorio inglese.


Per esempio, in una lettera indirizzata a Thomas Campbell Eyton,9 scrive: poiché avete una così grande esperienza con gli scheletri, sareste così gentile da prendervi il disturbo di darmi qualche informazione? (...) Vi prego vivamente di aiutarmi con i vostri consigli e di perdonarmi per l'incomodo.

Abbiamo anche richieste di aiuto al cugino W.D. Fox: ...continuo a raccogliere ogni sorta di fatti su varietà e specie per l'opera che forse un giorno scriverò e sarà così intitolata. Il più piccolo contributo sarà accolto con gratitudine.10 Inoltre, ci sono svariate lettere che testimoniano come Darwin, oltre a chiedere aiuto ad altri per le sue ricerche, aveva la tendenza anche a divulgare i risultati dei suoi esperimenti. Per esempio, con una lettera datata 21 novembre 1855 informo il Gardener's Chronicle dei risultati dei suoi esperimenti relativi alla sopravvivenza dei semi di diverse specie vegetali quando immersi in acqua salata; questi suoi studi furono poi fondamentali per capire come le varie piante che popolano le isole oceaniche abbiano potuto raggiungere quei luoghi.


Questo suo condividere le sue ricerche ed i suoi risultati gli consentì, quando sorsero dei problemi riguardo la priorità della sua scoperta rispetto a Wallace,11che era in procinto di pubblicare praticamente in contemporanea un'opera dal contenuto molto simile, di ottenere il sostegno dei colleghi, che testimoniarono il suo ventennale lavoro sull'argomento ed evitarono che la priorità della scoperta gli venisse sottratta.

A tal proposito ci fu un fitto interscambio di lettere, che ebbe il suo culmine nel giugno del 1858 con uno scambio di lettere tra Hooker,12 Lyell, Wallace, Asa Gray13 e lo stesso Darwin, che pose termine alla questione con draconiana semplicità, presentando gli scritti di entrambi. Il commento di Darwin su questo evento fu: Ho sempre pensato che qualcuno avrebbe potuto precedermi, ma mi illudevo di avere un animo così nobile da non curarmene; invece ho avuto torto e ne sono rimasto mortificato14

1 Nel XVI secolo, l’astronomo polacco, mostrando che la terra girava attorno al sole, e non l’inverso, aveva rimesso in questione l’idea universalmente ammessa secondo la quale l’habitat dell’uomo era al centro del mondo. Vedi Parte I Cap II La rivoluzione copernicana

2 Darwin, C. L'origine dell'uomo, pag 28

3 Darwin, C. Op. Cit. pag 172

4 La vita della cocciniglia femmina consiste esclusivamente nel succhiare linfa, lasciarsi fecondare e deporre uova, mentre per descrivere la complessa vita di una colonia di formiche servirebbero svariate pagine. Darwin sceglie questo esempio per illustrare come le profonde differenze relative al grado di capacità intellettive esistenti in determinate classi animali siano per noi certe ed indubitabili, mentre diventano problematiche quando vengono applicate all'uomo ed al suo posto nella natura.

5 Darwin, C. L'origine dell'uomo, pag 173

6 I contrasti tra evoluzionisti e creazionisti ebbero inizio quando venne affrontato il problema dell'evoluzione dell'uomo. Precedentemente invece la lotta si svolgeva esclusivamente tra evoluzionismo e fissismo.

7 Russell, B. Religione e scienza pag 61

8 Darwin, C. L'origine dell'uomo, pag 191

9 Lettera datata 26 novembre 1855, in Darwin, C. Lettere 1825 – 1859 pag 203

10 Lettera datata 25 gennaio 1841, in Darwin, C. Op. Cit. pag 99

11 Wallace aveva inviato a Darwin un manoscritto intitolato Sulla tendenza della variatà a discostarsi senza alcun limite dal tipo iniziale

12 Joseph Dalton Hooker, 1817–1911

13 Novembre 1810 – Gennaio 1888

14 Lettera a J.D. Hooker, 13 luglio 1858. In Darwin, C. Lettere 1825 – 1859 pag 265

 
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