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Parte I Cap III - Condividere dove PDF Stampa E-mail

Capitolo III

Condividere dove


Hic sunt leones

Luoghi della condivisione


Parte integrante della trasmissione della conoscenza sono sia i luoghi che aggregano gli studiosi, sia i mezzi fisici che rendendo possibile la comunicazione, e le attribuiscono connotati specifici derivati dalla forma attraverso la quale viene comunicata.

La filosofia e la scienza, in quanto forme di cultura ufficiale, hanno sempre avuto sedi istituzionali, generalmente situate negli Atenei, o nei grandi centri politici o religiosi: si pensi all'Accademia di Aristotele o, ai giorni nostri al CERN di Ginevra. Questi luoghi fisici rappresentano in maniera tangibile lo sviluppo e le varie connessioni che portano il sapere ad essere condivisibile per una ristretta cerchia di professori e di ricercatori, generalmente le punte massime della conoscenza di quell'epoca. In realtà, però, le cose non sono così semplici, ed a queste sedi deputate si affiancano altri luoghi nei quali coloro che per un motivo od un altro non vengono accolti nei santuari della conoscenza possono comunque avere un loro ruolo ed una loro influenza che, anche se non è estesa sull'area accademica, risulta spesso quasi altrettanto importante ai fini della diffusione della conoscenza.

Inoltre, anche se quasi tutti gli scienziati a partire dal '600 hanno studiato in una Università, in pochi hanno avuto una carriera esclusivamente nel mondo accademico. E questo accadde soprattutto perché la scienza moderna nacque al di fuori delle Università, in luoghi che spesso si trovavano in polemica se non in aperto dissidio con la cultura ufficiale, fino a quando si trasformò in un'attività sociale organizzata in grado di darsi dei metodi e delle istituzioni proprie.1 L'Università allora non rappresentava il centro della ricerca scientifica, bensì fungeva da cassa di risonanza per l'area umanistica e per tutti coloro che tendevano alla conservazione del vecchio metodo di diffusione delle conoscenze, entrando sempre più in rotta di collisione con il metodo scientifico e le sue nuove consuetudini.


La principale importanza di queste nuove forme di condivisione del sapere risiede nel fatto che, proprio essendo lontani dal circuito universitario, hanno potuto sia attrarre intelletti diversi da quelli già impiegati nelle grandi cattedrali del sapere, sia creare uno stile di lavoro non condizionato da vincoli di tipo accademico o politico, condivisione resa viva dal piano paritetico sul quale gli interlocutori erano situati, e dal molteplice numero di interazioni tra di loro e l'ambiente circostante, che stava subendo una serie di fermenti in senso democratico.


Pubblica piazza, Fori


Simbolo della socialità e della vita cittadina in generale, le piazze hanno sempre rivestito un ruolo principale nella propagazione delle idee, anche se svolsero questa funzione perlopiù nell'antichità, mentre attualmente vengono connotate negativamente ed identificate con il “volgo”, perdendo buona parte della loro antica valenza culturale.

Soprattutto nell'antica Grecia la piazza era il cuore pulsante di tutta la comunità, era il luogo dove le persone si incontravano ed esponevano le loro opinioni, dove venivano svolti gli affari sia pubblici che relativi alla polis e dove veniva amministrata la giustizia. Era insomma il centro della vita di ogni città. Oltre alla piazza e agli artigiani che la popolavano, la città greca era caratterizzata da un altro elemento, generalmente dominante: si tratta dell'acropoli, con il suo tempio, governata dalle grandi famiglie aristocratiche che ricoprono anche le alte cariche sacerdotali e le forme più sacrali del potere politico; la loro ricchezza proviene dai grandi possedimenti terrieri e dalle loro conoscenze religiose, in uno strano connubio fra sapere sacro e potere politico.

La situazione non cambia di molto analizzando la situazione di una città romana, dove le questioni importanti o di un qualche interesse pubblico venivano analizzate e sviscerate nei Fori, luogo assimilabile per caratteristiche ad una piazza, nel quale si ritrovavano contemporaneamente i migliori poeti, retori, giuristi ed uomini politici dell'epoca. Personaggi del calibro di Socrate o Cicerone erano soliti esprimere le loro opinioni e parlare in piazza, per rimanere in contatto con il tessuto sociale o per esprimere le loro opinioni alla loro comunità.


Attualmente invece la piazza come luogo di condivisione e fruizione di contenuti culturali è stata quasi completamente dimenticata, fino a trovarsi ad assumere una connotazione dispregiativa; gli unici eventi che hanno generalmente luogo nelle piazze, come comizi, raduni o concerti, non vengono quasi mai presi seriamente in considerazione come eventi culturali in senso stretto. L'unica eccezione è data dai tentativi di alcuni antropologi, alla ricerca di un patrimonio di conoscenze derivate dall'antica cultura contadina per rivalutarle e valorizzarle; eccezione che comunque non copre neanche lontanamente tutto lo spettro di azione del fenomeno in esame.

Appartengono a questo genere anche le manifestazioni, che hanno la loro importanza nella nascita di linee di pensiero che, anche quando non coincidono perfettamente con il pensiero dell'epoca contribuiscono a creare movimenti di opinione al quale spesso la cultura ufficiale dà o prende le mosse. Sono di questa tipologia le lotte per i diritti civili, le manifestazioni pubbliche di idee più o meno politiche, e tutta una serie di eventi pseudo culturali come concerti o raduni, che anche se non partono con l'esplicito scopo di fornire contenuti di tipo culturale comunque tendono a favorire l'aggregazione sulla base di concetti condivisi da tutti i partecipanti.


Scuole


La scuola rappresenta in ogni cultura il luogo deputato alla trasmissione del sapere alle nuove generazioni; ogni periodo storico ha avuto però i propri metodi e le proprie preferenze nel farlo. La prima scuola della storia, la Casa della Saggezza, fu fondata a Baghdad nel VII Sec d.C. dal sovrano Al Maamuumm. Inizialmente fu una scuola per interpreti e traduttori nata con lo scopo principale di formare allievi in grado di tradurre e conservare quanti più manoscritti possibile. Con il passare degli anni divenne un luogo di richiamo per tutti gli studiosi, attirati dall'enorme mole di libri e da lezioni di ogni genere. Rimase aperta fino al 1258 quando Ulagu Khann, nipote di Gengis, la rase al suolo. Purtroppo non ci sono giunte informazioni dettagliate sui metodi seguiti nell'insegnamento o su altri dettagli interessanti per i nostri scopi.

Molto più dettagliate invece sono le informazioni sulla formazione che veniva impartita in Grecia. Le scuole più famose erano quelle tenute da importanti filosofi, come per esempio Platone oppure Aristotele, che con il loro nome fungevano da richiamo per sudenti e studiosi, e divennero così famosi da diventare dei veri e propri centri culturali. Chi non poteva frequentare queste Accademie poteva avvalersi dei servigi di un precettore privato; era difatti usanza per i filosofi insegnare nelle case in cui si richiedevano i loro servigi.

Accademia di Platone


Platone, tornato dal primo viaggio a Siracusa, acquistò un terreno nei pressi del ginnasio, situato nella zona consacrata all’eroe Akádemos o Hekàdemos, dove fece costruire un santuario dedicato alle Muse e dei locali per abitazione. Il fatto che nell’Accademia sorgesse un santuario e che vi si celebrassero i giorni in cui i greci ritenevano che fossero nati Artemide ed Apollo, ha portato alcuni critici a ritenere la scuola platonica un thiasos, cioè un' associazione di culto. Fondata ufficialmente nel 377 l'Accademia divenne ben presto un centro di ricerche molto simile ad una moderna Università, dove vi era un regolare programma di lezioni e di seminari.


L'impostazione era tendenzialmente pitagorica, anche se meno elitaria, ma comunque con uno stampo aristocratico. Sulla soglia pare vi fosse scritto: Non oltrepassi la soglia chi è digiuno di geometria. Rimase in attività fino al 529 d.C. quando fu chiusa da Giustiniano.

Il piano di studi constava di matematica (...sospinge energicamente l'anima in alto e la costringe a ragionare sui numeri in sé stessi, sempre respingendo chi ragiona presentandole numeri relativi a corpi visibili o palpabili.2); geometria (..costringe a contemplare l'essere... è conoscenza di ciò che perennemente è.3) ed astronomia (per studiare l'astronomia, come per la geometria, ci serviremo di problemi, e lasceremo perdere i corpi celesti, se dobbiamo realmente, con lo studio dell'astronomia, da inutile rendere utile l'elemento dell'anima che per natura è intelligente4).

Il principio di fondo era che studiando queste scienze, mai i nostri allievi cerchino d'imparare qualcosa d'imperfetto che non possa giungere là dove tutto deve mettere capo.5


L' Accademia fu anche una scuola di formazione politica. L’aspetto politico fu fondamentale nella vita e nel pensiero di Platone, che dopo la condanna di Socrate e la sfiducia nella classe politica ateniese si persuase della necessità di preparare adeguatamente i giovani filosofi alla vita politica, nella convinzione che solo i filosofi al potere avrebbero potuto migliorare le condizioni degli uomini. La prima concezione organica dello Stato come struttura necessaria della convivenza umana la troviamo nella Repubblica che con la "teoria delle idee" cerca di dare un fondamento saldo alla polis ormai in crisi. Lo Stato nasce dalla necessità di soddisfare i bisogni dell’uomo che, da solo, non sarebbe autosufficiente. Lo Stato infatti altro non è che un organismo identico all’uomo, ma più grande, e come nell’uomo tutte le diverse parti dell’organismo contribuiscono al soddisfacimento del bisogno: tutti i componenti debbono contribuire al bene comune. Da questo presupposto nasce la divisione dei compiti fra i cittadini, fondata sulle attitudini di ognuno, per la realizzazione del fine comune, la giustizia, il bene. Sono queste le condizioni del cosiddetto "comunismo platonico" e della repubblica ideale al cui governo devono stare i filosofi, coloro che possiedono la saggezza.


Aristotele fu l'allievo più illustre dell'Accademia platonica: vi rimase ben venti anni, fino a quando compì i trentasette anni d’età nel 347 a. C. Anche se non abbiamo notizie certe degli studi da lui compiuti nella scuola, si può ipotizzare che per i primi tre anni, trascorsi sotto lo scolarcato di Eudosso, studiò fondamentalmente matematica, per poi seguire il programma canonico, composto quindi anche di geometria ed astronomia. Probabilmente, però, gli insuccessi incontrati da Platone a Siracusa nei suoi viaggi determinarono una svolta nella sua vita e nel carattere della sua scuola. Vi fu un interesse minore per la costruzione di uno stato ideale e un interesse crescente per problemi di logica, di dialettica e di scienze naturali. Aristotele, di fatto, soggiornò in Accademia in un periodo molto fecondo, ricco di dibattiti e discussioni tra il maestro e i suoi discepoli.



Liceo


Non appena nel 335 a.C. Alessandro Magno ascende al trono, Aristotele fa ritorno ad Atene e fonda una scuola nel ginnasio dedicato ad Apollo Licio6, il Liceo o Peripato, dal nome della grande passeggiata coperta, il perípatos, annessa ai locali della scuola: di qui l’epiteto di ‘peripatetici’ per i seguaci di Aristotele.

A sostenere finanziariamente l’impresa è lo stesso Alessandro, e la scuola prende la forma inedita di un vero e proprio istituto filosofico-scientifico, con una cospicua raccolta di libri7 e di materiale zoologico e botanico.


Aristotele fu in pratica un maestro ed un insegnante di tipo nuovo, inventò un modello di "scuola attiva", che apprezzava e stimolava l'iniziativa autonoma degli allievi.

Il Liceo teneva corsi regolari, mattina e pomeriggio; nei primi il livello delle lezioni era normale, negli altri, riservati a pochissime persone teneva lezioni dottissime ed esemplarmente preparate. All'interno di questa struttura propose un approccio agli studi tipicamente moderno e scientifico, basato sia sulla specializzazione della ricerca per aree tematiche, sia sulla osservazione e sulla raccolta dei "dati". Inoltre, organizzava anche il lavoro di ricerca degli allievi, facendo eseguire ricerche di biologia descrittive, mineralogia, astronomia, matematica ed anatomia, e raccogliere testi di scrittori, soprattutto filosofi.


È questo il periodo di maggior produttività per Aristotele, che compone qui o porta a termine la maggior parte delle proprie opere, curando contemporaneamente la formazione di un nutrito gruppo di discepoli provenienti, com’era già tradizione per l’Accademia platonica, da ogni angolo del mondo greco. Non sappiamo invece quali fossero le differenze di metodo rispetto all'Accademia di Platone, che lo stesso Aristotele aveva frequentato per molti anni.

Nel 323, alla morte di Alessandro Magno la fazione antimacedonica di Atene richiama dall'esilio Demostene, Aristotele è accusato di empietà e per evitare il processo parte per Calcide dove muore nel 322.


Scuola nel Medioevo


Intorno al 500 d.C. la situazione scolastica in Europa era pressoché dominata dalle scuole cristiane, che avevano colmato il vuoto lasciato dal crollo della scuola statale romana, nata nel tardo impero. Le scuole cristiane erano organizzate in scuole episcopali o cattedrali e scuole parrochiali; il livello dell'istruzione non era mai, a parte rare eccezioni, molto elevato, tanto che generalmente si insegnavano esclusivamente i primi rudimenti dello scrivere. Teoricamente aperte anche ai laici, in pratica formarono quasi esclusivamente chierici e futuri tali.


A partire dal I secolo d.C. si afferma il concetto di "arti liberali", ovvero le arti dell’uomo libero, in contrapposizione alle "arti manuali", che contraddistinguono le classi inferiori, per le quali il lavoro è necessità. Nove sono le arti liberali elencate da Varrone: grammatica, retorica, logica, aritmetica, geometria, astronomia, musica, architettura, medicina. Nel V secolo Marziano Capella riduce a sette le "arti liberali" eliminando dall’elenco di Varrone l’architettura e la medicina perché non riguardano lo spirito; il nuovo modello di Capella, diviso nella arti del trivio (grammatica, dialettica, retorica) e del quadrivio (aritmetica, geometria, astronomia, musica) diventa l’asse degli studi per tutto il medioevo.


Università


Con la nascita e lo sviluppo commerciale delle città si ebbe anche un parallelo bisogno di scambi intellettuali. Le Università divennero in breve i luoghi privilegiati di un sapere che si configura come degno di un riconoscimento sociale.

Le prime Università nacquero a Bologna, Parigi ed Oxford alla fine del XII secolo, per poi diffondersi in tutta Europa; rappresentarono per secoli i santuari di una cultura che pone le sue basi principalmente sull'autorità dei classici. Questo stato di cose causò il riconoscimento sociale della figura dell' intellettuale: nascono così scrittori ed intellettuali di professione, considerati a partire da questo momento come persone che svolgono un lavoro, e quindi sono meritevoli di un compenso: nella fattispecie hanno il compito di trasmettere ed elaborare le arti liberali.

L'origine dell'Università di Bologna,8 la prima tra le Università occidentali,9 è attribuita all'anno 1088, data convenzionale fissata da un comitato di storici guidato da Giosuè Carducci.10

L'Istituzione che noi oggi chiamiamo Università inizia a configurarsi a Bologna alla fine del secolo XI quando maestri di grammatica, di retorica e di logica iniziano ad applicarsi al diritto. Con la consulenza di quattro doctores ritenuti suoi allievi, Federico I11 promulga nel 1158 la Costitutio Habita con cui l'Università diventa, per legge, un luogo in cui la ricerca si sviluppa indipendentemente da ogni altro potere. L'Università infatti, a differenza delle scuole monastiche era uno studium generale ed aveva uno stato giuridico preciso fondato da un'autorità “universale” (come il Papa o l'imperatore).


Dal XIV secolo alle scuole dei giuristi si affiancano quelle dei cosiddetti "artisti", studiosi di medicina, filosofia, aritmetica, astronomia, logica, retorica e grammatica. Dal 1364, viene istituito anche l'insegnamento di teologia.

Nel XV secolo si costituiscono insegnamenti di greco e di ebraico, e nel XVI secolo quelli di "magia naturale", cioè la scienza sperimentale. Il filosofo Pietro Pomponazzi12 sostiene lo studio delle leggi naturali malgrado le posizioni tradizionaliste della teologia e della filosofia. Una figura rappresentativa di questo periodo è Ulisse Aldrovandi13 che estende il suo contributo alla farmacopea, allo studio degli animali, dei fossili e di varie meraviglie di natura che raccolse e classificò.


La fama dell'Università di Bologna si propaga, già dal Medioevo, in tutta Europa e diviene meta di ospiti illustri come Dante Alighieri,14 Francesco Petrarca,15 Guido Guinizelli,16 Thomas Becket,17 Paracelso,18 Albrecht Dürer,19 san Carlo Borromeo,20 Torquato Tasso21 e Carlo Goldoni.22 Studiano a Bologna anche Giovanni Pico della Mirandola23 e Leon Battista Alberti24 applicandosi al diritto canonico. Nicolò Copernico25 vi studia invece diritto pontificio iniziando nel contempo le proprie osservazioni astronomiche. Con la Rivoluzione Industriale, nel XVIII secolo, l'Università promuove lo sviluppo scientifico e tecnologico. A questo periodo risalgono gli studi di Luigi Galvani26 che, con Alessandro Volta,27 Benjamin Franklin28 e Henry Cavendish,29 è uno dei fondatori dell'elettrotecnica moderna.


All'interno delle Università era preminente lo studio dei classici, mentre la matematica aveva un posto di secondo piano: per esempio, a Bologna nelle seconda metà del ‘500, c’erano 22 professori di medicina ed un solo professore di matematica, disciplina che tra l’altro comprendeva anche astrologia, astronomia, ottica, meccanica e talvolta anche geografia.

Il metodo scolastico utilizzato era basato su Lectura, Quaestio e Disputatio, i cicli didattici erano generalmente divisi secondo lo schema del Trivio e del Quadrivio, ed avevano una grande variabilità da una Università ad un’altra.

Il permesso agli insegnanti di insegnare ovunque (Licentia ubique docendi) e gli spostamenti degli studenti contribuirono grandemente al costruirsi di una unità della cultura latino-cristiana.

Favorito dall'adozione del latino come strumento di comunicazione dotta, questo mercato unico della docenza trasformò le Università medievali in centro di studio a carattere internazionale entro le quali gli uomini e le idee potevano circolare rapidamente.


Accademie


L'accademia fa parte di un modo diverso di intendere l'aggregazione tra studiosi che si diffuse massicciamente in tutta Europa a partire dal '600, anche se raggiunse la propria forma più matura nell'800. Le prime Accademie difatti, sebbene avessero già acquisito la caratteristica fondamentale dell'abbandono della solitudine da parte del dotto in favore di una forma di aggregazione sociale, non si ponevano lo scopo di diffondere o ampliare il sapere, bensì si configuravano semplicemente come luoghi dove scambiare informazioni e discutere ipotesi. Questa caratteristica venne modificata con il tempo fino a giungere, nell'800, a concepire il fine dell'istituzione non come la semplice diffusione, bensì l'avanzamento del sapere, e teorizzare che tale avanzamento possa essere portato avanti da un gruppo di lavoro supervisionato da un direttore. Si trattava quindi prevalentemente di comunità autoformatesi di ricercatori prevalentemente, anche se non solo, di ambito scientifico, che decidevano di concentrare i loro sforzi in un particolare ambito d'interesse. Caratteristiche fondamentali sono le riunioni, la critica di elaborati presentati dai soci e l'elaborazione di particolari regole di comportamento.


L'Accademia più antica d'Italia è l'Accademia Nazionale dei Lincei30. Venne fondata nel 1603 da Federico Cesi31 con lo scopo di costituire una sede di incontri rivolti allo sviluppo delle scienze. Il suo nome esprime l'acutezza che deve avere la vista di coloro che si dedicano alle scienze. Dopo un primo periodo di grande prestigio, dovuto all'opera di Cesi e alla presenza di soci quali Galileo Galilei e Giambattista Della Porta,32 nel 163033 ridusse le sue attività fino a scomparire. Nell'800, dopo un tentativo di rianimarla da parte dell'abate Scarpellini che cercò di attivare una accademia dei Nuovi lincei, si ebbe una vera ripresa delle sua attività solo nel 1847 quando Pio IX34 rifondò una Pontificia accademia dei Nuovi Lincei. Una successiva rifondazione si ebbe nel 1874 per opera di Quintino Sella35 con la costituzione della Accademia Nazionale Reale dei Lincei. Nel periodo fascista però essa fu accorpata all'Accademia d'Italia di fondazione fascista, al fine di ridurne l'indipendenza. Alla caduta del fascismo l'Accademia d'Italia fu soppressa, su suggerimento di Benedetto Croce36 e i Lincei riebbero la loro indipendenza. Dal 1986 è retta da uno statuto che prevede che sia composta da 540 membri dei quali 180 membri ordinari italiani, 180 stranieri e 180 corrispondenti italiani. I membri sono ripartiti in due classi: una riguarda le scienze matematiche, fisiche e naturali; la seconda è la classe di scienze morali, storiche e filologiche37.

Biblioteche

L'idea di mettere a disposizione di chi ne faccia richiesta una collezione di testi da poter leggere e studiare senza bisogno di acquistarli rappresenta il primo sforzo materiale coerente di mettere a disposizione di tutti il sapere. In effetti il possesso dei testi ha sempre rappresentato un problema per la diffusione del sapere, sia in quanto la reperibilità di libri particolarmente rari o costosi risultava e risulta tuttora spesso difficoltosa, sia perché consente comunque anche a chi non avrebbe la disponibilità materiale per dotarsi di una buona biblioteca personale l'accesso ad un fondo di libri dal quale poter attingere per le proprie esigenze.


La prima nella storia fu la biblioteca d'Alessandria, che si trova a rappresentare l'archetipo, il progenitore di ogni tentativo materiale di condivisione del sapere, il primo sforzo di concentrare e rendere disponibile per tutti l'intero sapere umano in vista della sua conservazione ed espansione.

Storicamente, si può collocare la sua fondazione all’inizio del III Secolo a.C.; l’idea di rendere Alessandria depositaria del sapere tramite una biblioteca fu di Tolomeo I,38 grande cultore delle arti letterarie; egli intuì quanto fosse importante preservare, ma allo stesso tempo mettere a disposizione dei dotti, tutto il sapere dell’umanità, anche al fine di tramandarlo ai posteri. Per dare vita alla propria idea, Tolomeo si avvalse della collaborazione di un illustre letterato dell’epoca, il greco Dimetro Falereo;39 grazie a questa sinergia di intenti presero vita due importanti istituzioni in Alessandria, la Biblioteca ed il Museo.

La Biblioteca ed il Museo furono costruiti molto vicini l’una all’altro, i testi venivano materialmente raccolti nella Biblioteca, mentre nel Museo venivano redatte le rispettive relazioni critiche; lo scopo iniziale era quello di raccogliere i soli testi greci, ma ben presto la collezione si arricchì di opere che spaziavano in ogni campo e che provenivano da ogni parte del mondo; in virtù della sua enorme popolarità la Biblioteca venne ingrandita, fino ad avere dieci enormi sale e molte altre salette più piccole riservate agli studiosi.


Divenne in breve tappa obbligata per gli studiosi, la frequentarono assiduamente Euclide, Aristarco di Samo40 ed Erone di Alessandria;41 giunta al massimo del proprio splendore dopo quasi un migliaio d’anni dalla sua fondazione, nel 47 a.C. i romani di Giulio Cesare42 incendiarono una delle sezioni della Biblioteca trasformando in cenere circa quarantamila rotoli; seguirono gli incendi ad opera di Zenobia, sovrana di Paimyra, di Diocleziano nel 295 d.C., fino alla completa distruzione da parte del Generale Amr Ibnel-as, agli ordini del Califfo Omar I.


Dopo questo primo tentativo le biblioteche fiorirono dappertutto, generalmente aggregate ad istituzioni culturali come accademie, chiese, centri di ricerca, che così facendo oltre a dotarsi del materiale per le proprie attività forniscono anche una sorta di servizio ai propri soci o dipendenti. Famoso per esempio è il caso di Darwin che si recava quotidianamente a studiare nella biblioteca dell' Athenaeum Club, del quale era socio.43

Oltre a queste biblioteche gestite da istituzioni private, si hanno anche biblioteche pubbliche, ad accesso generalmente libero, o comunque non legato all'appartenenza ad un determinato circolo. Grande importanza ebbero anche le biblioteche annesse alle parrocchie, ed in tempi più recenti, agli oratori ed alle altre istituzioni dedicate dalla Chiesa all'aggregazione soprattutto giovanile. Nella maggior parte dei casi mettono a disposizione materiale prettamente educativo o comunque improntato all'instillazione di sentimenti edificanti, ma anche i classici del patrimonio culturale del quale la Chiesa è depositaria.

Oltre a fornire materiale culturale, inoltre le bibioteche si configurano anche come un centro di aggregazione nel quale incontrare altri studiosi, anche se decisamente meno importanti di quelli già citati.


Chiesa


La Chiesa ha assunto per secoli il ruolo di principio unificatore di tutto il mondo religioso e culturale europeo, fungendo da catalizzatore per vari fermenti culturali e da freno per altri, considerati eretici o semplicemente dannosi.

L'atteggiamento della Chiesa di fronte alla diffusione del sapere non è sempre stato univoco: persecuzioni e momenti di maggiore apertura si sono susseguiti senza soluzione di continuità. L'inquisizione e l'Indice convivevano con il lavoro paziente dei certosini e con il lento ritmo della regola di S. Benedetto, senza consentire la possibilità di dare un giudizio univoco.

Questa doppiezza può venir meglio compresa partendo dal presupposto che la Chiesa non ha mai avuto come obiettivo una osservazione della natura da cui estrapolare leggi o verità, bensì indaga il rapporto con un essere a noi qualitativamente superiore dal quale deriva necessariamente ogni cosa nel mondo: quindi il nocciolo del problema non è capire come sia possibile un determinato fenomeno, ma perché Dio l'ha creato.



L'importanza che ebbero i conventi come centri di conservazione e diffusione di manoscritti, nonché come punti di alfabetizzazione è immensa e fuori di discussione: grazie all'intervento di innumerevoli monaci moltissimi manoscritti sono potuti giungere fino ai nostri giorni, anche se non sempre nelle condizioni migliori. Inoltre, essendoci un'ampia varietà di ordini religiosi, si trovavano una varietà quasi infinita di sentimenti religiosi e modi di dimostrarli, dai domenicani, ai gesuiti fino ad arrivare ai giansenisti. Il problema sorge quando qualcosa sembra andare contro i principi della religione: in quel caso non c'è spazio per alcuna mediazione, in quanto come in ogni sistema la perdita di un mattone potrebbe pregiudicare la tenuta dell'intero edificio. Molti grandi scienziati del passato sono incappati in questo meccanismo, basti citare Giordano Bruno,44 e tuttora branche tutt'altro che secondarie della scienza vengono condizionate da veti di tipo religioso, basti pensare alla ricerca sulle cellule staminali; inoltre, in alcuni casi si notano ingerenze nei diritti civili, come nel caso del diritto al divorzio o all'aborto.


Una delle linee programmatiche di tutta la moderna cultura scientifica tende ad escludere come nefaste le influenze di tipo ecclesiastico e religioso, in quanto dettate da motivi qualitativamente diversi dall'osservazione della realtà; questa tendenza ha assunto il nome di laicismo, e continua tutt'oggi a scontrarsi con frange di oppositori che invece ritengono giusto inserire un controllo di tipo divino alle possibilità ed agli scopi delle ricerche. Non potendo esprimere giudizi sull'argomento che non siano pure opinioni personali, mi limito a constatare come l'avvento del laicismo ha generato ua serie di effetti positivi a catena sulla ricerca e sulla libertà di pensiero in generale, a cui non ha fatto seguito un altrettanto forte decadimento dei costumi o della qualità della vita come pronosticato dagli oppositori del laicismo stesso.

Centri di potere


Uno dei fenomeni che hanno contribuito a diffondere e far sviluppare la scienza è stato il cosiddetto mecenatismo, fenomeno che prende il nome da Gaio Mecenate45, passato alla storia per la sua abitudine di accogliere presso la sua corte poeti ed artisti, che venivano mantenuti in cambio della loro arte.

Storicamente un numero molto elevato di scienziati, artisti e letterati ha lavorato grazie all'interessamento di potenti di varia risma, che ora li finanziavano direttamente ora li aiutavano in vari modi; possiamo ricordare Leonardo da Vinci ospitato prima dagli Sforza e poi alla corte del Re in Francia. Lo scopo di questo interessamento era generalmente il prestigio che grandi nomi della cultura avrebbero apportato con le loro opere al benefattore, ma spesso erano presenti considerazioni eminentemente pratiche, come la possibilità di utilizzarli come consiglieri o come “manodopera culturale” per gli scopi più vari.


Con l'avvento degli Stati Nazionali dal singolo sapiente si è passati alla creazione di laboratori, centri di ricerca ed Università, con lo scopo di “attirare” e trattenere in patria le menti più brillanti e mettendole in condizione di lavorare e produrre le loro opere il più serenamente possibile. Oltre alla ricerca del lustro in questo caso la direttrice principale è la ricerca e l'efficienza, ed il fine è lo sfruttamento economico di determinate ricerche ed invenzioni.

Nei nostri tempi invece queste pratiche vengono effettuate soprattutto da grandi aziende che necessitano di menti brillanti, generalmente operative in settori ad alta tecnologia, e lo scopo principale non è più semplicemente di prestigio ma eminentemente pratico, in quanto ci si aspetta un ritorno economico più che una accresciuta popolarità.


Uno dei più importanti mecenati fu Federico II46 che, oltre ad accogliere poeti ed intellettuali presso la sua corte, che divenne così uno straordinario centro culturale e scientifico, fu coinvolto direttamente nella nascita e nello sviluppo del Dolce Stil Novo, orientandolo in forte polemica contro la cultura ecclesiastica verso i temi della poesia provenzale e cortese, con lo scopo di contrapporre allo strapotere culturale della Chiesa una cultura laica. I suoi poeti furono funzionari ed uomini di corte, provenienti da tutte le regioni d'Italia, che avevano come destinatario un pubblico ad essi omogeneo, la corte, e che declamavano l'amor cortese utilizzando modelli stilistici ed espressivi presi dal provenzale. Dal punto di vista formale il loro impegno dette luogo al primo esempio di un'attività poetica autonoma, non legata a fini pratici come invece avveniva con la letteratura di stampo religioso.

Laboratori di ricerca


La presenza di apposite strutture dove svolgere attività di ricerca scientifica è una novità portata dalla rivoluzione scientifica e la loro affermazione e propagazione è stato un lento processo iniziato nel '600, che ha “imposto” i criteri di scientificità come ancora oggi li intendiamo: nella fattispecie ebbe inizio quando si diffuse un modo standard per fare ed intendere la scienza, e quando, tramite l'avvento di un metodo comune si potè cominciare a collaborare tra ricercatori in maniera più fattiva. Ci furono degli antesignani, come per esempio il Liceo di Aristotele, ma non ebbero effetti tali da doverli prendere in esame sotto questo punto di vista.


I laboratori di ricerca sono presenti oramai in quasi ogni angolo del mondo, e sono perlopiù aggregati ad Università o fondazioni di tipo scientifico, anche se importanti eccezioni si trovano nel campo militare o medico, generalmente in settori particolari nei quali lo Stato decide di intervenire per stimolare dei progressi ritenuti di interesse nazionale. Così hanno avuto origine parecchie innovazioni utili nella vita pratica, quali le telecomunicazioni o l'utilizzo dei personal computer.


Si possono dividere approssimativamente in due grandi gruppi, sulla base del metodo di ricerca adottato all'interno del laboratorio stesso: gruppi di tipo napoleonico e gruppi di tipo tolstojano47.

I gruppi del primo tipo necessitano di una organizzazione rigida, una gestione del personale decisamente gerarchizzata, ordine e disciplina: principalmente si tratta di progetti che richiedono l'uso di apparecchiature molto grandi e complicate da gestire. Un esempio importante è dato dal CERN di Ginevra, dove è attivo il LEP,48 un acceleratore di particelle di dimensioni faraoniche (l'anello, di 30 km si trova nella zona di Ginevra, per realizzarlo è stato necessario rimuovere 1,4 milioni di metri cubi di materiali di scarto; inoltre, periodicamente interagisce con il Laboratorio di Fisica Nucleare del Gran Sasso per lo studio integrato delle particelle nucleari e loro interazione con la materia49). In questo tipo di progetti di ricerca ogni cosa va pianificata, magari anche con anni di anticipo, per poter gestire al meglio una struttura enorme e complicata.


Al contrario, in determinati progetti l'ordine e la disciplina non solo non costituiscono un vantaggio, ma arrivano ad essere un limite alla possibilità di nuove scoperte. Questi laboratori quandi adotteranno un stile più “informale”, tolstojano, ciè basato più sul caos creativo e sulla libertà. Ottimo come esempio è il centro IBM di Ruschlikon, dove si studia principalmente la materia condensata; in questo tipo di ricerca le scoperte arrivano in maniera del tutto inattesa: quindi l'amministrazione si limita a fornire strumenti eccellenti a scienziati di talento. La struttura interna è molto simile a quella di una famiglia, e generalmente nessuno si sente in diritto di impartire ordini.

1Vedi Rossi, P. La nascita della scienza moderna in Europa, 1997 pag X

2Platone, La Repubblica, Libro VII 525d e segg. Pag 241

3Platone, Op cit. Libro VII 527b Pag 242

4Platone, Op cit. Libro VII 529b Pag 246

5Platone, Op cit. Libro VII 530a Pag 247

6Sorgeva entro un grande ginnasio di età periclea, posto nell’area orientale della città, alle pendici del Licabetto, in prossimità di un antico santuario dedicato ad Apollo Licio

7La biblioteca peripatetica è considerata il diretto antecedente della Biblioteca di Alessandria. Vedi Parte I Cap. III Par Biblioteche

8Informazioni tratte dal sito internet dell'Università di Bologna, www.unibo.it

9La questione su quale sia stata la prima univesità della storia vede come concorrenti principalmente l'Università di Bologna e la Casa della Saggezza di Baghdad, vedi Parte I Capitolo III Par. Biblioteche

10Valdicastello, Lucca 1835 - Bologna 1907

11Waiblingen 1123 ca. - fiume Göksu, Cilicia, 1190

12Mantova 1462 - Bologna 1525

13Bologna 1522-1605

14Firenze 1265 - Ravenna 1321

15Arezzo 1304 - Arquà, Padova 1374

16 Bologna 1230 ca. - Monselice, Padova 1276 ca.

17 Londra 1118 ca. - Canterbury 1170

18 Pseudonimo di Philipp Theophrast Bombast von Hohenheim (Einsiedeln 1493 - Salisburgo 1541)

19 Norimberga 1471-1528

20 Arona 1538 - Milano 1584

21 Sorrento, Napoli 1544 - Roma 1595

22 Venezia 1707 - Parigi 1793

23 Mirandola, Modena 1463 - Firenze 1494

24 Genova 1404 - Roma 1472

25 Nome italianizzato di Nikolaj Kopernik (Thorn 1473 - Frauenburg, odierna Frombork 1543)

26 Bologna 1737-1798

27 Como 1745-1827

28 Boston 1706 - Philadelphia 1790

29 Nizza 1731 - Londra 1810

30 Informazioni reperite sul sito internet della fondazione, all'indirizzo www.lincei.it

31 Roma 1585 - Acquasparta (Terni) 1630.

32 Vico Equense, Napoli 1535 - Napoli 1615

33 In seguito alla morte del suo fondatore, Cesi

34 Senigallia 1792 - Roma 1878

35 Sella di Mosso, Biella 1827 - Biella 1884

36 Pescasseroli, L'Aquila 1866 - Napoli 1952

37 Dal 2001 la Classe di Scienze Fisiche è ripartita in 5 Categorie: Matematica, Meccanica e applicazioni; Astronomia, Geodesia, Geofisica e applicazioni; Fisica, Chimica e applicazioni; Geologia, Paleontologia, Mineralogia e applicazioni; Scienze Biologiche e applicazioni. Inoltre la Classe di Scienze Morali è ripartita in 7 Categorie: Filologia e Linguistica; Archeologia; Critica dell'Arte e della Poesia; Storia e Geografia storica e antropica; Scienze Filosofiche; Scienze Giuridiche; Scienze Sociali e Politiche.

38 Tolomeo I Sotere (367-283 a.C.), re d'Egitto dal 304 al 285 a.C.

39 Atene 350 - Egitto 285 ca. a.C.

40 310 ca. - 250 ca. a.C.

41 Alessandria, I secolo a.C.

42 Caio Giulio Cesare 13 luglio, 100 a.C.- 15 marzo, 44 AC

43 Vedi Parte II Cap. I Par. Il ritorno in Inghilterra e la genesi della teoria

44 Nola, Napoli 1548 - Roma 1600

45 Gaio Clinio Mecenate nacque ad Arezzo nel 68 a.C.e fu un influente consigliere di Ottaviano Augusto; morì nell'anno 8 dopo Cristo. Formò un circolo di intellettuali e di poeti che protesse, incoraggiò e sostenne nella loro produzione artistica. Fra questi si possono annoverare Orazio, Virgilio e Properzio. Molte opere di questi poeti sono a lui dedicate. Con questo suo atteggiamento egli contribuì efficacemente ad elevare il tono della vita letteraria e culturale dell'era di Augusto. La sua azione fu anche un sostegno al regime imperiale che Augusto stava imponendo: molte delle opere prodotte con il sostegno di Mecenate contribuirono ad illustrare l'immagine di Roma ed anche a sostenere alcune azioni della politica dell'imperatore. L’atteggiamento assunto da Mecenate è divenuto un modello: sono numerosi i regimi che si avvalgono di artisti ed intellettuali per migliorare la propria immagine. Il termine “mecenate”, in paesi come l'Italia e la Francia, indica una persona dotata di potere che sostiene concretamente la produzione di letterati ed artisti.

46 Federico II d'Aragona (1272-1337), re di Sicilia dal 1296 al 1337.

47 Vedi Dyson, F. Mondi possibili, 1998. Pag 27

48 Large Electron – Positron collider

49 Informazioni prese dal sito internet www.cern.ch

 
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