| Parte I Cap 0 - Introduzione Metodologica |
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PARTE I Metodi e storia della condivisione Capitolo 0
Introduzione metodologica
Che i sogni siano segni Che i sogni siano simboli G. L. Ferretti In questa sede ho ritenuto opportuno tralasciare il problema del contenuto, sebbene abbia un'importanza innegabile, per focalizzare il discorso sulla trasmissione stessa.
La trasmissione della conoscenza risulta particolarmente complessa da descrivere e da analizzare a causa della sua particolare conformazione, in quanto tra gli elementi da investigare si trovano anche le convenzioni ed i modi di agire che stanno alla base del discorso sulla scienza stessa e che fanno quindi parte integrante del metodo di ricerca ed incremento della conoscenza. Quindi per una maggiore chiarezza è necessario partire con dei cenni preliminari in grado di fare luce su questi presupposti, onde poi passare ad esaminare come si siano affermati e consolidati nel corso della storia.
Metodi di rappresentazione della conoscenza
Il fine ultimo della condivisione della cultura e delle conoscenze è la creazione di un sistema unico, sia esso una singola teoria o un qualcosa di più ampio, in grado di comprendere e spiegare il numero maggiore possibile di eventi, e di essere in grado di compiere previsioni sul futuro. Per raggiungere questo scopo è necessario far sì che tutti coloro che partecipano a quest'impresa abbiano a disposizione un metodo per rappresentare lo stato di avanzamento delle loro ricerche. E' necessario, insomma, avere la capacità di effettuare un sguardo d'insieme sulla teoria, in grado di fungere da mappa concettuale della stessa, per mantenere l'orientamento generale senza perdere nel contempo di vista i problemi particolari: avendo a disposizione sempre uno schema concettuale che ci indichi dove collocare i vari contributi nell'economia della teoria stessa, possiamo rappresentarli in maniera organica.
Si tratta quindi di evidenziare la presenza di uno schema concettuale in grado di comprendere tutti i fenomeni osservabili ed in grado di tributare ad ognuno di essi un posto ed un'importanza ben definiti all'interno di una determinata visione del mondo. Un utile esempio per dimostrare come questa classificazione del materiale sensibile non è una procedura inerte, che lascia inalterato ciò che si sta osservando, è dato dallo studio di come sono variati, storicamente, gli schemi adottati in tassonomia per classificare le varie specie viventi. La tassonomia, o classificazione, rappresenta una specie di riassunto concettuale di quello che ci circonda: come un neonato inizia a conoscere il mondo dando i nomi a tutto ciò che vede, sia lo scienziato che l'uomo comune si appropriano concettualmente del loro mondo conoscendo e poi classificando ogni oggetto in uno schema mentale, che diventa una specie di mappa che ci consente di orientarci all'interno delle esperienze e dare un significato ad ognuna di esse. Che la tassonomia non sia un lavoro prettamente di compilazione ci viene garantito dal fatto che, per ottenere una buona classificazione, è necessario scegliere, tra tutti i caratteri disponibili, quali utilizzare effettivamente nel proprio sistema; quindi un cambiamento, anche piccolo, può portare a risultati diametralmente opposti1. Inoltre, il passaggio da una di queste classificazioni ad un'altra non riflette solo il periodo storico in cui viene effettuata e la profondità delle sue conoscenze scientifiche, bensì evidenzia come gli orientamenti ideologici possano influenzare la visione che si ha del mondo che ci circonda, quindi le nostre aspettative e previsioni verso di esso, spingendoci a cercarvi ciò che già aspettiamo di trovare.
La classificazione che ebbe più successo fu la nomenclatura binomiale di Linneo, nata nel 1735. Secondo questo sistema, il primo livello di classificazione degli individui è rappresentato dalla specie, la sola categoria presente in natura e non semplice convenzione umana. Per specie si intende un gruppo di organismi simili, in grado di incrociarsi tra loro e di produrre prole fertile. Due o più specie che possiedono caratteristiche comuni vengono raggruppate in uno stesso gruppo di organismi che prende il nome di genere. Ciascun essere vivente viene individuato da due termini latini, il primo dei quali è il nome del genere, mentre il secondo è un aggettivo, generalmente descrittivo o geografico, corrispondente alla specie. Inoltre seguendo questo sistema si ottiene anche un metodo grazie al quale per nominare e classificare specie allora sconosciute in maniera univoca.
La conoscenza ha dunque bisogno di essere esposta in maniera organica, non solo in vista di una sua condivisione ma anche per fini di ricerca, per permettere cioè ad ogni singolo ricercatore di avere uno schema concettuale completo nel quale collocare i vari dati a disposizione, al fine di avere una visione completa di ciò che già conosce e per capire dove si trovano i vuoti da colmare. Questa idea generale che ogni scienziato o filosofo ha in testa quando pensa alla sua disciplina non può essere considerata come esterna al problema della trasmissione della conoscenza, in quanto rappresenta sia l'orizzonte concettuale nel quale lo studioso si trova ad operare, sia lo schema grazie al quale discrimina ed inquadra ogni esperimento che compie nel tentativo di pervenire a quel corpo unico delle conoscenze, tuttora ideale punto di arrivo del cammino della scienza umana. Fa parte, insomma, di quello che lo studioso stesso tenterà di trasmettere come base e fondamento di ogni conoscenza.
Sono state identificate diverse modalità di rappresentazione delle proprie conoscenze che corrispondono a tre strutture logiche nelle quali storicamente gli studiosi tendono a collocare i loro pensieri e le loro deduzioni: nella fattispecie mappa, scala e rete. Mappa, scala e rete rappresentano i vari modi che sono stati usati, nel tempo, per classificare le nostre esperienze e rappresentarcele in una unità dotata di ordine e significato. La scelta di uno di questi metodi di rappresentazione della conoscenza non è quindi indifferente in quanto dà una sua forte caratterizzazione: rappresenta di per sé una scelta forte rispetto a come si presuppone sia l'universo di riferimento che ci siamo scelti. Non si tratta di caratterizzazioni di tipo qualitativo, in quanto si limitano ad esprimere un determinato concetto di mondo ed ad organizzare conseguentemente in una unità concettuale tutti gli eventi osservabili. Inoltre il loro sviluppo non è legato ad una scala temporale, ma ad una successione dettata da semplici motivazioni contingenti e di carattere storico . La visione secondo la quale alla mappa è seguita la scala e poi la rete è causata dal fatto che storicamente sono state scelte e preferite in quest'ordine, ma ciò non include che questa successione sia stata dettata da una qualche forma di progresso che necessariamente dall'una ha portato verso l'altra.
In una struttura concettuale di tipo “mappa” tutti gli oggetti che vi sono inclusi sono sullo stesso piano ed hanno la stessa importanza. Essa consente di orientarsi perfettamente al suo interno, ma non dà indicazioni approfondite sulle relazioni che intercorrono tra un elemento ed un altro, e soprattutto rappresenta un modello nel quale è preso come assunto indubitabile la fissità della natura, creata ed immutabile, senza alcun bisogno di progresso.2 Il tempo e lo spazio sono entità finite ed immediatamente conoscibili e fungono generalmente da coordinate univoche per tutte le entità che popolano questa struttura. La mappa ha precisi confini dai quali non si può uscire, e generalmente ha come presupposto l'assunto di un universo creato, con ben stabiliti al suo interno ruolo, posto e fine di ogni singola creatura. Un esempio di questo metodo di rappresentarsi la conoscenza è dato dal sistema di Linneo, per cui ogni creatura fa parte del disegno divino, e l'uomo è chiamato a dare dei nomi a tutte le creature seguendo un sistema naturale.
Una struttura del genere è però del tutto inadatta a rappresentare differenze di tipo qualitativo, oppure il concetto di progresso. Quando questo concetto cominciò ad essere considerato come importante, ci si rese conto che la mappa non era adatta a rappresentarlo in quanto per le sue caratteristiche era in grado di rendere conto solo di una struttura in cui tutti gli elementi erano posti sullo stesso piano, senza differenze qualitative. Grazie all'introduzione della rappresentazione delle conoscenze sotto forma di una scala si rese possibile strutturare le specie viventi partendo dalla più bassa fino ad arrivare alla più alta, fino a formare una scala, rappresentazione ultima del concetto di progresso e miglioramento continuo della natura. Il concetto di scala tira direttamente in ballo l'esistenza di una direzione e di un fine, di un progresso ininterrotto, anche se lento ed impercettibile, che ci porta dai gradini più bassi fino ai vertici della creazione, del sapere o della tecnologia, in maniera pressoché inevitabile ed evidente. In quest'ottica, ciò che cronologicamente viene dopo è sempre migliore, c'è una fiducia quasi religiosa nell'avanzamento umano. Generalmente permangono dei confini, dati dalla creatura posta all'ultimo gradino e da quella posta invece al vertice, mentre comincia a non essere del tutto indispensabile la presenza di un Creatore. Questo modo di vedere le cose dà una certa importanza al rapporto che hanno, al suo interno, i vari elementi, anche se le relazioni vengono generalmente considerate solo tra elementi contigui.
Gli orientamenti più recenti della ricerca, invece, tendono a spostare l'accento sull'interrelazione tra i vari ambiti del sapere e le sue parti costituenti, strutturando il sapere in una rete, in cui tutto è in relazione con tutto, mediante rapporti mobili e flessibili, mai presi come definitivi ma come più o meno probabili. Le interrelazioni tra gli eventi, la natura delle cose ed il concetto stesso di verità non sono più termini assoluti, ma riferibili ad una situazione particolare che può essere analizzata solo nel suo insieme; il primo a concepire questo stato di cose fu David Hume3, con la sua critica al principio di causa ed effetto, fornì uno strumento concettuale molto più flessibile ad altri teorici, soprattutto nel mondo delle scienze, quali Werner Heisenberg4 con il suo principio di indeterminazione ed Albert Einstein con la teoria della relatività. 1Per esempio, la pianta classificata secondo il sistema di Linneo come Poa Bulbosa veniva indicata da Joseph Pitton de Tournefort (1656 – 1708) come Gramen Xerampelinum, miliacea, praetenui, ramosaque sparsa canicula, sive Xerapelinum congener, arvense, aestivum, gravem minutissimo semine. Inoltre, nonostante la quantità di parole utilizzate, ben 15, la descrizione fornisce meno informazioni che quella di Linneo. Vedi Rossi, P. La nascita della scienza moderna, pag 274 2Fu di quest'idea Bonnet (1720 – 1793); i suoi studi furono incentrati in particolare sul significato della riproduzione. Fu il fondatore del preformismo, scuola di pensiero secondo la quale nell'embrione si trova l'intero progetto della vita, che dovrà semplicemente crescere. Dato che tutti gli esseri viventi sono contenuti da quelli creati all'inizio, tutto è stato predisposto da Dio senza il bisogno di ricorrere ai miracoli. 3Edimburgo 1711-1776 4Würzburg 1901 - Monaco 1976 |
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