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Conclusioni e Ringraziamenti PDF Stampa E-mail

Sappiamo molto poco. E tuttavia è sorprendente

che sappiamo tanto, ed è ancora più sorprendente

che conoscenze così limitate ci assicurino tanto potere

B. Russell1


Nel corso di questa lunga cavalcata attraverso la storia della filosofia e della scienza abbiamo avuto modo di osservare come la condivisione abbia rappresentato in ogni fase storica una forza viva di crescita del sapere. Inoltre, attraverso l' incredibile capacità di mettere a disposizione conoscenze, sapere e metodi che questo fenomeno ha posto in gioco nel corso della storia, si sono sviluppati movimenti, linee di pensiero e teorie, ma sono anche nati luoghi e mezzi deputati a questo scambio di conoscenze, come Università e laboratori di ricerca, libri ed internet. Inoltre la condivisione ha avuto un suo peso anche nei metodi e nei mezzi che hanno permesso al sapere di circolare fin dall'alba della storia, facendo sì che praticamente non sia rimasto un punto della catena di trasmissione delle conoscenze che non sia stata toccato ed influenzato dalla condivisione del sapere.


Senza condivisione del sapere l'intera cultura sarebbe quindi totalmente impossibile, in quanto verrebbe a mancare quell'elemento che la rende così importante e funzionale per il genere umano, ovvero quella sua possibilità di essere compresa, utilizzata e trasmessa ad altri, che da sempre caratterizza lo sviluppo di quella che chiamiamo la nostra civiltà.


Ma abbiamo anche avuto modo di vedere come, in determinate situazioni, la condivisione del sapere viene ad interrompersi o diventa causa di fraintendimenti su ciò che si intende condividere.

In diverso grado, è quello che si è verificato con le teorie di Darwin ed Einstein, anche se in modalità e per motivazioni totalmente differenti.

Infatti, possiamo notare come la percezione da parte del pubblico non specializzato di queste due teorie è stata ampiamente distorta e misconosciuta dalla mancanza di dibattiti realmente incentrati sull'argomento, tanto da non rendere possibile al pubblico dei non specializzati una reale comprensione del contenuto teorico. In entrambi i casi infatti infatti il discorso fu incentrato quasi esclusivamente su elementi secondari o derivati delle teorie stesse (Rispettivamente la discendenza umana da parte della scimmia e la bomba atomica).

Quantunque questi argomenti abbiano comunque una rilevanza molto alta, il fatto che l'intera discussione possa essere stata dirottata con facilità su un campo nettamente sfavorevole, soprattutto per quanto riguarda il caso di Darwin, ed indecidibile come quello della morale indica come la condivisione del sapere abbia al suo interno degli elementi in grado di perturbarne lo svolgimento e di annullarne l'efficacia.


Quindi, si può affermare che, quando il pubblico non è composto da persone in grado di comprendere appieno il campo di discussione, quando non è in grado di fornire suoi personali contributi o comunque di seguire a pieno titolo il discorso, la condivisione del sapere cessa semplicemente di funzionare. Non si assiste più ad un paritetico mettere insieme saperi bensì ad un mero enunciare.

Analizziamo i casi uno per uno: nel caso di Darwin l'accettazione delle sue teorie scientifiche fu subordinata non tanto alla validità delle stesse, o all'apparato di prove e testimonianze che ne accreditavano la giustezza, ma a tutta una serie di considerazioni di carattere teologico che nulla avevano direttamente a che fare con la teoria stessa. In questo atteggiamento sono chiari tutti i limiti ai quali la condivisione del sapere va incontro, in quanto verificandosi il caso di una discussione pubblica su di una teoria che si trova ad essere dirottata, per motivi più o meno leciti, su campi che le sono totalmente esterni o solo marginali, evidenzia come non sempre un atteggiamento di tipo cooperativo possa condurre verso la soluzione di diatribe, in quanto gli interessi della maggioranza dei facenti parte del discorso potrebbero, in ultima analisi, non centrare o risolvere il problema, ed anzi addirittura peggiorare la situazione proprio effettuando un simile spostamento del centro della discussione.


Nel caso di Einstein il dibattito invece venne viziato dal sue essere troppo specialistico, e praticamente incomprensibile per chi non fosse stato addentro alla fisica teorica. Questo fece sì che la teoria divenne oggetto di pubblica discussione esclusivamente quando fu possibile trovare un caso pratico di applicazione. Solo che questo, nella fattispecie la bomba atomica, non aveva più relazione con Einstein che l'inventore della ruota con la creazione del primo carroarmato.

Inoltre, egli viene ritenuto, misconoscendo totalmente il suo lavoro, colui che ha affermato che “tutto è relativo” quando in realtà la sua opera mirava esclusivamente ad eliminare tutti quei fattori in grado di giustificare un'interpretazione della realtà come descrivibile ed interpretabile in modi diversi, ovvero la tendenza a considerare indifferentemente diverse impostazioni. La teoria afferma che nel mondo fisico tutto è relativo ad un osservatore, ma contrariamente a quanto viene generalmente creduto, è tesa ad escludere quello che c'è di relativo per arrivare ad una sistemazione delle leggi fisiche completamente indipendente dalle condizioni dell'osservatore.


Insomma la condivisione della cultura, mentre risulta essere una forma di arricchimento incredibile quando applicata tra persone facenti parte dello stesso ambiente culturale, o comunque con conoscenze similari, quando viene applicata su persone facenti parte di ambienti culturalmente eterogenei risulta spesso essere una comunicazione a senso unico, e non più un dialogo aperto e fecondo di innovazioni. In questo caso si torna al livello comunicativo dell'insegnante che comunica le sue conoscenze acriticamente al pubblico dei suoi studenti, che passivamente incassano senza diritto di replica.


Inoltre, nonostante tutti gli sforzi fatti nel corso dei secoli per allargare il mondo del sapere e della conoscenza anche a coloro che non ne fanno parte, sforzi che proprio nella condivisione del sapere trovano applicazione più ampia, non si è riusciti ancora a colmare il grande divario che tuttora esiste tra coloro che hanno avuto pieno accesso alle conoscenze della loro epoca e coloro che invece, in un modo o in un altro, ne sono stati tagliati fuori.

Salire sulle spalle del gigante risulta ancora oggi difficoltoso e poco agevole per una stragrande maggioranza della popolazione mondiale; ma lo è spesso anche per chi, magari dotato di un'ottima cultura, per un qualche motivo si trova fuori dai centri, virtuali o fisici, della cultura.


Anche il mondo virtuale di Internet non offre soluzioni facili al problema della diffusione della cultura, in quanto proprio a causa del mezzo si rende necessario un ulteriore sforzo concettuale per impadronirsi dello strumento PC ed utilizzarlo efficacemente. Se a questo si aggiunge che nonostante la sua diffusione il computer è ben lontano dal raggiungere i più popolari televisore e radio, che le linee telefoniche dedicate allo scambio dati sono ancora lente e molto spesso non disponibili, e che comunque l'utilizzo di un sistema informatico implica un investimento in soldi e cultura difficilmente sostenibile da tutti, si arriverà facilmente a concludere che neanche il computer sarà, a breve, la soluzione a questo problema.

Nonostante i grandi sforzi fatti finora, la cultura rimane ancora una sorta di prodotto di nicchia, che attecchisce bene in determinate situazioni e stenta in altre; e sebbene non ci sia un angolo del pianeta che non sia disabitato che ne sia privo, le condizioni per far sì che questi saperi vengano liberamente scambiati e condivisi da un angolo all'altro della terra sono ancora di là da venire. Purtroppo in questo campo non sarà d'aiuto neanche la tanto paventata globalizzazione, sia in quanto non si sta trattando di merci facilmente vendibili, e sia perché la globalizzazione ha già una sua forte caratterizzazione ideologica, che tende a sostituire, e non ad assimilare o valorizzare, tutte le forme di cultura che incontra sul suo cammino.


Nel frattempo, grazie allo sforzo congiunto dei ricercatori, degli scienziati e degli studiosi che anche in questo momento stanno lavorando all'incremento delle nostre conoscenze in quanto genere umano, il gigante cresce ancora di statura, consentendo ormai di guardare nel passato e nel futuro, nelle profondità del cosmo come nell'infinitamente piccolo. Eppure le sue spalle rimangono strette, e non offrono ospitalità che a pochi.


Ringraziamenti


Questo lavoro è il frutto dell'unione di diverse coincidenze fortunate: basti notare come, con diversi miliardi di posti a disposizione, io abbia avuto la fortuna di essere nata in una congiuntura spazio-temporale in cui viene ritenuto giusto studiare e formarsi una cultura; inoltre, sono stata talmente fortunata da non aver neanche subito pressione alcuna nella scelta del mio percorso di studi. I primi ringraziamenti vanno dunque a chi ha reso possibile questo stato di cose, che nonostante alcuni problemi tutto sommato trascurabili, mi ha per messo di giungere qui ora, cioè ai soci finanziatori di quest'impresa, che per nulla spaventati dall'avermi come figlia, hanno perseverato a sostenermi anche quando l'orizzonte era decisamente buio. (Naturalmente ci sarebbero un sacco di altre cose da aggiungere, ma preferisco farlo in privato.)


Per quanto possa sembrare scontato, non posso mancare di ringraziare, dal più profondo del cuore, il prof. Di Gregorio per tutto l'impegno che ha profuso in questo modesto lavoro, nonostante le infauste circostanze esterne. L'aver messo da parte i suoi problemi per consentirmi di essere qui oggi è una cosa che non potrò dimenticare facilmente. Parimenti, ringrazio Mario per il semplice fatto di essere, oltre che un gran bel professore, anche una persona con la quale vale davvero la pena avere a che fare, anche se si tratta di angoscianti questioni burocratiche.

Un altro enorme Grazie! va inoltre al dott. Danilo Tarquini, che per colpa mia ha dovuto combattere contro il tempo e sacrificare parecchie ore che avrebbe potuto trascorrere in maniera differente, e con tutta probabilità più piacevoli.


A riprova del fatto di essere una persona tutto sommato fortunata, posso addurre il fatto che ho avuto intorno un gran numero di persone splendide, che in maniera disinteressata si sono presi la briga di aiutarmi e sostenermi. Tra questi, sperando di non fare torto a nessuno, la palma assoluta del martire spetta a Raimondo, costretto da parecchi anni a mansioni di spacciatore di domini internet, stampatore, consulente informatico, tecnico d'emergenza e spalla su cui piangere a qualsiasi ora del giorno e della notte. Dopo i recenti furti di enciclopedie e libri di ogni genere dai suoi scaffali, penso che abbia profondamente riconsiderato il significato della parola “fidanzamento”. Grazie di esistere.

Menzione d'onore per Valeria, che con potenti impianti radar riesce a captare, nonostante i 600 Km che ci separano, i momenti in cui ho veramente bisogno di una mano.


Un grazie enorme va anche a tutti coloro che, aprendo la loro casella Email in questi ultimi mesi, hanno trovato richieste assurde, ed al posto di seguire la loro naturale inclinazione al polleggio hanno deciso di impiegare un po' di tempo alla ricerca, che so, della data di nascita di Solovine. Un ringraziamento speciale a Daniele per i consigli che mi ha dato per la realizzazione del sito internet. Spero basti una buona Guinness per sdebitarmi...

Grazie ad Elio e Giuseppe per la musica, la buona birra, e la connessione: insomma, per avermi fornito la miglior postazione di lavoro esterna che si possa desiderare, in perfetto Maracatù style.

Ringrazio inoltre tutti i visitatori del sito internet, sperando abbiano trovato utile il mio lavoro: il non aver ricevuto insulti in casella di posta elettronica mi fa credere di non aver fatto un lavoro poi così malvagio.

1 Russell, B. ABC della relatività pag 190

 
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